Italian Chamber of Deputies :..that Ivo Toniut, after he denounced a crime, was imprisoned on remand for about five months...
what the Government intends to do to protect the freedom and interests of the Italian citizen.
The case of Mr. Toniut is followed by this Ministry since he was expelled from Russia...he was released thanks also
to the intervention carried out by the Secretary Boniver directly at the Tajik President...
The Deputy Minister of Foreign Affairs.

storia.camera.it
Mi hanno espulso dalla Russia poche ore prima di depositare la mia testimonianza presso il Tribunale ove difendevo i miei interessi; nella Repubblica del Tajikistan mi hanno incarcerato cinque mesi soltanto perchè ho denunciato un crimine.
In entrambi i casi ha vinto la corruzione.
Dopo quasi trent'anni di emigrazione sono stato costretto a rimpatriare a causa di violazioni dei miei diritti commesse dallo Stato italiano. Le gravi conseguenze di tali violazioni non mi consentono di ritornare in quei Paesi ove ho lavorato e vissuto insieme al mio nucleo familiare negli ultimi vent'anni della mia emigrazione.
Lo Stato italiano, anzichè porre rimedio a tali gravissime violazioni, mi ha liquidato come un sacchetto della spazzatura affermando che quanto accaduto non è stato altro che uno sbaglio commesso in una-per me solo presunta-buona fede. Come se i Funzionari di Stato avessero il diritto di sbagliare o, come nel mio caso, di ignorare le leggi che regolano l'espletamento delle loro funzioni.
Credo pertanto di essermi guadagnato il sovrano diritto di farmi girare le scatole.
Adesso basta! Anche la mia pazienza ha un limite.
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Padron segnala e somarelli trottano

L'Italia ha cominciato a starmi stretta quando avevo 17 anni. Da allora, con i libri da privatista nella valigia, ho cominciato ad emigrare. Dopo aver vissuto e lavorato all'estero per quasi trent'anni, sono stato costretto a rimpatriare. Tutto quello che umilmente -e con non pochi sacrifici- mi sono costruito, è andato a farsi fottere. Tutto per colpa dello Stato italiano. Il Belpaese! Gli ci sono voluti 150 anni per far emergere quel suo cumulo di stronzi che qualcuno osa ancora chiamare classe dirigente o politica. Se potessi tornare indietro di trent'anni, getterei la cittadinanza italiana in una latrina. Avrei senz'altro goduto di più la vita con un passaporto nordcoreano o dello Zimbabwe. Gravissime e arroganti violazioni delle mie libertà sono rimaste impunite. I responsabili, in un paese normale, non li avrebbero impiegati nemmeno come spalamerda. Come minimo li avrebbero radiati dalle funzioni di Stato o sbattuti in galera. In Italia, invece, li hanno messi nelle alte sfere della politica. E' difficile sottoporre tali violazioni all’esame della Giustizia italiana. Gli avvocati mi chiederebbero troppi soldi, che non ho. Speravo in un benevolo intervento da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, ma...mi ero illuso che in quella Procura lavorassero svizzeri o tedeschi. Invece sono italiani. Gli hanno stravolto la vita? E chissenefrega! E' noto che il più sovrano diritto di chi in Italia svolge una funzione pubblica è quello di potersene sbattere i coglioni di tutto e di tutti. L’inerzia dello Stato italiano dimostratami innanzi alle loro gravi conseguenze che tuttora-ad anni di distanza-subisco, rende lecito rendere pubblici alcuni vergognosi dettagli di tali violazioni. Pertanto, con l’unico scopo di difendere i miei diritti e i miei interessi, con la consapevolezza delle responsabilità cui vado incontro, non ho altra alternativa se non quella di mettere in rete quanto da me appurato circa la gravissima-per assurdità e violenza- circostanza che accompagnò gli sbagli in “buona fede” citati nella mia lettera al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano pubblicata su “Il Vostro Giornale” (www.ivg.it articolo n° 53570).  A tale riguardo, consapevole di non aver bisogno-già dal 1999-di un visto d’ingresso nei democratici Stati OMISSIS-, dichiaro che la suddetta circostanza fu provocata dalla tracotanza di -OMISSIS-che, pur di non ammettere con dignitosa rassegnazione i propri errori, ha invece continuato meschinamente a commetterli mascherandoli con la “buona fede” di autorità straniere; italiane soprattutto. Questa "denuncia" è da me fatta a distanza di diversi anni in quanto solo recentemente ho potuto riconstatare l’esistenza di documenti (Verbali stilati nell’ambito degli interrogatori a cui fui sottoposto in relazione ad una Nota diplomatica -OMISSIS-inviata ai Ministeri degli Affari Esteri dei Governi di competenza e la cui presa visione mi è garantita dagli Statuti delle Autorità interroganti) comprovanti tali violazioni. Trattasi di documenti prodotti da autorità straniere cui competeva l’esame ed il controllo di quanto violentemente segnalato da una -OMISSIS- americana nell’Asia Centrale, ossia che la mia “persona era ritenuta sospetta e da sottoporre alle misure di sicurezza” dei competenti organi della Regione. La segnalazione avvenne nel 2002 quando coordinavo un’Associazione di diritto tagiko promotrice (con la dovuta protezione della Sicurezza locale) in Tajikistan di una campagna contro il traffico di droga e, nel nord dell’Afghanistan, di campagne per la riconversione della coltura illecita di oppio in colture alternative lecite. Gli interrogatori determinarono l’assurdità e l’infondatezza dei sospetti, tuttavia le Autorità americane continuarono assurdamente a sospettarmi e perciò a diffidare dei competenti organi della sicurezza locale. La diffidenza era reciproca, e fu palesemente resa tale quando un ex Capo di una delle Autorità interroganti, che in quella circostanza copriva la carica di Vice Premier tagiko con delega ai servizi, innanzi a giornalisti, alla Diplomazia americana e alla Sicurezza russa (allora competente della frontiera tagiko-afghana), diede il via ad un briefing dichiarando: «Dopo l’arrivo degli americani in Afghanistan, l’afflusso di droga in Tajikistan è aumentato di 15 volte». Conseguentemente all’ostinata e arrogante diffidenza americana e quindi alla ratificazione dell'assurda Segnalazione sul territorio, oltre alle deplorevolissime violazioni esposte nella mia lettera al Presidente Napolitano, ho subito e tuttora subisco: 5 mesi di carcere tra tubercolosi e condannati a morte (la mia scarcerazione avvenne a metà del 2003 grazie anche all’intervento svolto dal Sottosegretario Margherita Boniver direttamente sul Presidente tagiko Emomali Rakhmonov. Anche se dopo aver superato un ricorso in Cassazione e sei mesi di riabilitazione alcuni magistrati stranieri e alcuni Diplomatici italiani mi trattarono rispettivamente come una pezza da piedi e una bestia, cito quell’intervento poiché la mia dignità, nonostante tutto, mi consente di ringraziare nuovamente e pubblicamente sia la Signora Boniver-ed i suoi validi ex Collaboratori-che il Presidente del Tajikistan); malanni; lo sballottamento negli uffici del Pubblico Ministero ove, quando quel Paese stentava ad introdurre una moratoria sulla pena capitale, per intimidirmi, un suo esponente vantava il diritto ed il potere di potermi imputare reati punibili anche con la pena di morte, ed io fui costretto a difendermi con la fotocopia di un passaporto scaduto perché lo Stato italiano era contrario al suo rinnovo; false inquisizioni che subisco tuttora; lo scioglimento del mio nucleo familiare; l’impossibilità di ricominciare a svolgere la mia professione in quei Paesi ove ho lavorato e vissuto negli ultimi 20 anni; l’indignazione e l’umiliazione (dopo quasi trent’anni di lavoro all’estero-con un tirocinio triennale nel deserto kuwaitiano all’età di 17 anni-durante i quali versavo i contributi previdenziali a questo Stato di farabutti) di risiedere in una Patria che mi condiziona al disagio ed a carico di mia madre anziana, pensionata al minimo e in affitto. Quanto subisco è considerato dal Governo italiano, ossia da chi ha il potere e il dovere di porre una fine a quegli sbagli in “buona fede”, una superficiale “acqua passata” allusiva di uno strafottente “sbagliare è umano”. Passata per chi?! Non di certo per me e mia figlia, coglioni!!  Innanzi a questa ipocrita solidarietà erogatami dal Governo del Paese di cui -nonostante le mie due rinunce alla cittadinanza sottoposte al Presidente della Repubblica- sono tuttora cittadino, e innanzi alla sua assurda subordinazione ad una più che assurda segnalazione che mi ha già rovinato molti anni di vita, oltre a ribadire la mia volontà di rinunciare alla cittadinanza italiana, ritengo più che lecito chiedere ai Magistrati che eventualmente leggono questo post, di appurare la legalità o meno del “Provvedimento buona fede” cui allude la mia lettera al Presidente Napolitano, con il quale, l’Autorità del Ministero degli Esteri (allora guidato ad interim da quel bugiardo di Silvio Berlusconi, poi dal Ministro Franco Frattini, poi dal Ministro Gianfranco Fini, in seguito dal Ministro Massimo D’Alema e poi ancora da Franco Frattini), sancì il mio soggiorno in un Paese extraeuropeo negandomi il passaporto per quasi 4 anni (Quattro anni, non 4 mesi!). Infami! A tale proposito la mia irrilevante conoscenza della giurisprudenza rispetto a quella che può vantare la Magistratura dei Paesi interessati e a quella che invece avrebbe dovuto possedere l'allora già Capo della Diplomazia Franco Frattini, non riesce tuttora a creare un collegamento sensato tra la “buona fede” ed il fatto che la stessa condizionava il mio soggiorno sprovvisto di un documento d’identità valido in un Paese confinante con l’Afghanistan; in un Paese ritenuto tra i 6 più corrotti in una lista che ne elenca 150; in un Paese sul territorio del quale transitano centinaia di tonnellate di droga. Ma soprattutto, cosa assai più indegna, tale inqualificabile "ignoranza della legge" o "buona fede", non ha riservato scrupoli nemmeno per una bimba (mia figlia), privandola dell'affetto di un genitore negli anni più delicati della sua esistenza. Buona fede?!  Al mio rimpatrio, dopo 4 anni allucinanti, la Farnesina ha avuto la faccia tosta per affermare che il mancato rilascio del passaporto era la conseguenza di uno sbaglio da essa commesso in buona fede. Ma come si può negare il passaporto ad un cittadino, costringendolo a vivere "illegalmente" in uno Stato extraeuropeo per quattro anni consecutivi?! Solo lo Stato italiano è capace di ciò, canaglia! La cattiveria e l’ignoranza usate per commettere un simile sbaglio in buona fede sono perdonabili soltanto nel confessionale di un sacerdote fuori di testa o da qualche baciapile che vomita i valori della famiglia nelle fetide aule del Parlamento italiano. A causa di questo strafalcione commesso in malafede (altro che storiella della "buona fede"), riscontro oggettive difficoltà nel ritornare in quei Paesi ove ho vissuto e lavorato negli ultimi 20 anni della mia emigrazione e dove tuttora vive mia figlia minore. Una bambina che a causa di tutto ciò è stata privata dell'affetto del padre per quasi dieci anni. Non dieci mesi, ma dieci anni! Vergogna: delinquenti! Non ho mai formalizzato una denuncia presso la Magistratura italiana o presso la Corte europea in quanto, in diverse occasioni, la mia vicenda era stampata a caratteri cubitali sui giornali dell’Asia centrale, e la sua interpretazione era facoltativa anche alle competenze di un Diplomatico italiano esperto dei Diritti dell’Uomo per le quali la Missione OSCE locale buttava via più di 300mila euro all’anno. Un giovane diplomatico che era anche uno dei referenti in Tajikistan dell'Ambasciata d'Italia. Tra i vari articoli pubblicati cito quello che più di ogni altro, per il suo titolo, meriterebbe di essere incorniciato sulle pareti del Governo insieme a quelli della monnezza: «Italiano chiede aiuto alle autorità tagike». La Procura italiana non poteva non conoscere la situazione in cui mi trovavo, anche perché la stessa fu in parte oggetto di una interrogazione parlamentare. Ma per quale motivo dovrei sentirmi in dovere di rispettare lo Stato italiano? Da esso non ho mai avuto nulla. L'Italia è una Nazione che ha saputo soltanto derubarmi e distruggere tutto quello che mi sono costruito smazzando tutta la vita all’estero. Canaglia. Durante il mio soggiorno in Tajikistan, i miei parenti accreditarono sul conto corrente dell'Ambasciata Tedesca in Tajikistan (allora competente degli italiani residenti in Tajikistan) una somma di denaro con lo scopo di tentare di risolvere i gravissimi problemi che stavo vivendo. Macché! Anche in questo caso lo Stato italiano mi mise i bastoni tra le ruote: negò all'Ambasciata tedesca di erogarmi la somma di denaro inviatami. Ma ci rendiamo conto?! Il Console tedesco (sempre molto gentile) mi consigliò di rivolgermi alla Procura italiana. L'unico problema era che per farlo avrei dovuto inoltrare una denuncia alla Magistratura di Roma passando però dalla Farnesina. Insomma, era un po’ come tirarsi la zappa sui piedi. Inviai una mail ai Carabinieri, ma purtroppo mi risposero che la vicenda era di competenza esclusiva della Ambasciata d'Italia in Uzbekistan e che non potevano in alcun modo interferire. Esasperato come non mai, inviai una mail a tutti i deputati della Repubblica italiana. Fioccò una interrogazione parlamentare al Ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Anche in questo caso il Governo italiano mostrò la sua più assoluta inciviltà. La risposta del Governo (per altro piena di stronzate e assolutamente diffamatoria nei miei confronti) arrivò quando già non serviva più ad una emerita mazza. Normale amministrazione per i nostri politicanti. Ora io non posso più ritornare dove ho vissuto più di vent'anni, in quanto sarei un braccato. Infatti, una delle conseguenze degli strafalcioni commessi dalla Farnesina sotto la guida di Frattini e D'Alema, offre alla parte marcia della Procura tagika la possibilità di chiedere una mia condanna a 12 anni di reclusione. Pertanto, se dovessi ritornare in uno di quei Paesi aventi un accordo di Diritto con la Repubblica del Tajikistan (incluso quello ove ho vissuto e lavorato negli ultimi vent'anni e dove tuttora risiede il mio nucleo familiare) rischierei l'estradizione. Pur non avendo commesso alcun reato, ma soltanto per una assurda segnalazione. Padron segnala e i nostri somarelli rottano. Mava..!

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