L'Italia ha
cominciato a starmi stretta quando avevo 17 anni. Da allora, con i libri da
privatista nella valigia, ho cominciato ad emigrare. Dopo aver vissuto e
lavorato all'estero per quasi trent'anni, sono stato costretto a rimpatriare. Tutto quello che umilmente -e con non pochi sacrifici- mi sono costruito, è
andato a farsi fottere. Tutto per colpa dello Stato italiano. Il Belpaese! Gli ci sono voluti 150 anni per far emergere quel suo cumulo di stronzi
che qualcuno osa ancora chiamare classe dirigente o politica. Se potessi
tornare indietro di trent'anni, getterei la cittadinanza italiana in una
latrina. Avrei senz'altro goduto di più la vita con un passaporto nordcoreano o
dello Zimbabwe. Gravissime e
arroganti violazioni delle mie libertà sono rimaste impunite. I
responsabili, in un paese normale, non li avrebbero impiegati nemmeno come
spalamerda. Come minimo li avrebbero radiati dalle funzioni di Stato o sbattuti
in galera. In Italia, invece, li hanno messi nelle alte sfere della politica. E' difficile
sottoporre tali violazioni all’esame della Giustizia italiana. Gli avvocati mi
chiederebbero troppi soldi, che non ho. Speravo in un benevolo intervento da
parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, ma...mi ero
illuso che in quella Procura lavorassero svizzeri o tedeschi. Invece sono
italiani. Gli hanno stravolto la vita? E chissenefrega! E' noto che il più
sovrano diritto di chi in Italia svolge una funzione pubblica è quello di
potersene sbattere i coglioni di tutto e di tutti. L’inerzia
dello Stato italiano dimostratami innanzi alle loro gravi conseguenze che
tuttora-ad anni di distanza-subisco, rende lecito rendere pubblici alcuni
vergognosi dettagli di tali violazioni. Pertanto,
con l’unico scopo di difendere i miei diritti e i miei interessi, con la
consapevolezza delle responsabilità cui vado incontro, non ho altra alternativa
se non quella di mettere in rete quanto da me appurato circa la gravissima-per
assurdità e violenza- circostanza che accompagnò gli sbagli in “buona fede”
citati nella mia lettera al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano pubblicata su “Il Vostro Giornale” (www.ivg.it articolo n° 53570). A tale
riguardo, consapevole di non aver bisogno-già dal 1999-di un visto d’ingresso
nei democratici Stati OMISSIS-, dichiaro che la suddetta circostanza fu
provocata dalla tracotanza di -OMISSIS-che, pur di non ammettere con dignitosa
rassegnazione i propri errori, ha invece continuato meschinamente a commetterli
mascherandoli con la “buona fede” di autorità straniere; italiane soprattutto. Questa
"denuncia" è da me fatta a distanza di diversi anni in quanto solo
recentemente ho potuto riconstatare l’esistenza di documenti (Verbali stilati
nell’ambito degli interrogatori a cui fui sottoposto in relazione ad una Nota
diplomatica -OMISSIS-inviata ai Ministeri degli Affari Esteri dei Governi di
competenza e la cui presa visione mi è garantita dagli Statuti delle Autorità
interroganti) comprovanti tali violazioni. Trattasi di documenti prodotti da
autorità straniere cui competeva l’esame ed il controllo di quanto
violentemente segnalato da una -OMISSIS- americana nell’Asia Centrale, ossia
che la mia “persona era ritenuta sospetta e da sottoporre alle misure di
sicurezza” dei competenti organi della Regione. La segnalazione avvenne nel
2002 quando coordinavo un’Associazione di diritto tagiko promotrice (con la
dovuta protezione della Sicurezza locale) in Tajikistan di una campagna contro
il traffico di droga e, nel nord dell’Afghanistan, di campagne per la
riconversione della coltura illecita di oppio in colture alternative lecite. Gli
interrogatori determinarono l’assurdità e l’infondatezza dei sospetti, tuttavia
le Autorità americane continuarono assurdamente a sospettarmi e perciò a
diffidare dei competenti organi della sicurezza locale. La diffidenza era
reciproca, e fu palesemente resa tale quando un ex Capo di una delle Autorità
interroganti, che in quella circostanza copriva la carica di Vice Premier tagiko
con delega ai servizi, innanzi a giornalisti, alla Diplomazia americana e alla
Sicurezza russa (allora competente della frontiera tagiko-afghana), diede il
via ad un briefing dichiarando: «Dopo l’arrivo degli americani in Afghanistan,
l’afflusso di droga in Tajikistan è aumentato di 15 volte». Conseguentemente
all’ostinata e arrogante diffidenza americana e quindi alla ratificazione
dell'assurda Segnalazione sul territorio, oltre alle deplorevolissime
violazioni esposte nella mia lettera al Presidente Napolitano, ho subito e
tuttora subisco: 5 mesi di
carcere tra tubercolosi e condannati a morte (la mia scarcerazione avvenne a
metà del 2003 grazie anche all’intervento svolto dal Sottosegretario Margherita
Boniver direttamente sul Presidente tagiko Emomali Rakhmonov. Anche se dopo
aver superato un ricorso in Cassazione e sei mesi di riabilitazione alcuni
magistrati stranieri e alcuni Diplomatici italiani mi trattarono
rispettivamente come una pezza da piedi e una bestia, cito quell’intervento
poiché la mia dignità, nonostante tutto, mi consente di ringraziare nuovamente
e pubblicamente sia la Signora Boniver-ed i suoi validi ex Collaboratori-che il
Presidente del Tajikistan); malanni; lo
sballottamento negli uffici del Pubblico Ministero ove, quando quel Paese
stentava ad introdurre una moratoria sulla pena capitale, per intimidirmi, un
suo esponente vantava il diritto ed il potere di potermi imputare reati
punibili anche con la pena di morte, ed io fui costretto a difendermi con la
fotocopia di un passaporto scaduto perché lo Stato italiano era contrario al
suo rinnovo; false inquisizioni che subisco tuttora; lo
scioglimento del mio nucleo familiare; l’impossibilità
di ricominciare a svolgere la mia professione in quei Paesi ove ho lavorato e
vissuto negli ultimi 20 anni; l’indignazione
e l’umiliazione (dopo quasi trent’anni di lavoro all’estero-con un tirocinio
triennale nel deserto kuwaitiano all’età di 17 anni-durante i quali versavo i
contributi previdenziali a questo Stato di farabutti) di risiedere in una
Patria che mi condiziona al disagio ed a carico di mia madre anziana,
pensionata al minimo e in affitto. Quanto
subisco è considerato dal Governo italiano, ossia da chi ha il potere e il
dovere di porre una fine a quegli sbagli in “buona fede”, una superficiale
“acqua passata” allusiva di uno strafottente “sbagliare è umano”. Passata per
chi?! Non di certo per me e mia figlia, coglioni!! Innanzi a questa ipocrita solidarietà
erogatami dal Governo del Paese di cui -nonostante le mie due rinunce alla
cittadinanza sottoposte al Presidente della Repubblica- sono tuttora cittadino,
e innanzi alla sua assurda subordinazione ad una più che assurda segnalazione
che mi ha già rovinato molti anni di vita, oltre a ribadire la mia volontà di
rinunciare alla cittadinanza italiana, ritengo più che lecito chiedere ai
Magistrati che eventualmente leggono questo post, di appurare la legalità o
meno del “Provvedimento buona fede” cui allude la mia lettera al Presidente
Napolitano, con il quale, l’Autorità del Ministero degli Esteri (allora guidato
ad interim da quel bugiardo di Silvio Berlusconi, poi dal Ministro Franco
Frattini, poi dal Ministro Gianfranco Fini, in seguito dal Ministro Massimo
D’Alema e poi ancora da Franco Frattini), sancì il mio soggiorno in un Paese
extraeuropeo negandomi il passaporto per quasi 4 anni (Quattro anni, non 4
mesi!). Infami! A tale
proposito la mia irrilevante conoscenza della giurisprudenza rispetto a quella
che può vantare la Magistratura dei Paesi interessati e a quella che invece
avrebbe dovuto possedere l'allora già Capo della Diplomazia Franco Frattini,
non riesce tuttora a creare un collegamento sensato tra la “buona fede” ed il
fatto che la stessa condizionava il mio soggiorno sprovvisto di un documento
d’identità valido in un Paese confinante con l’Afghanistan; in un Paese
ritenuto tra i 6 più corrotti in una lista che ne elenca 150; in un Paese
sul territorio del quale transitano centinaia di tonnellate di droga. Ma
soprattutto, cosa assai più indegna, tale inqualificabile "ignoranza della
legge" o "buona fede", non ha riservato scrupoli nemmeno per una
bimba (mia figlia), privandola dell'affetto di un genitore negli anni più
delicati della sua esistenza. Buona fede?! Al mio rimpatrio, dopo 4 anni allucinanti, la Farnesina ha avuto la faccia
tosta per affermare che il mancato rilascio del passaporto era la conseguenza di uno sbaglio da essa commesso in buona fede. Ma come si può negare il passaporto ad un
cittadino, costringendolo a vivere "illegalmente" in uno Stato
extraeuropeo per quattro anni consecutivi?! Solo lo Stato italiano è capace di
ciò, canaglia! La
cattiveria e l’ignoranza usate per commettere un simile sbaglio in buona fede sono
perdonabili soltanto nel confessionale di un sacerdote fuori di testa o da qualche
baciapile che vomita i valori della famiglia nelle fetide aule del Parlamento
italiano. A causa di
questo strafalcione commesso in malafede (altro che storiella della "buona
fede"), riscontro oggettive difficoltà nel ritornare in quei Paesi ove ho
vissuto e lavorato negli ultimi 20 anni della mia emigrazione e dove tuttora
vive mia figlia minore. Una bambina che a causa di tutto ciò è stata privata
dell'affetto del padre per quasi dieci anni. Non dieci mesi, ma dieci anni!
Vergogna: delinquenti! Non ho mai
formalizzato una denuncia presso la Magistratura italiana o presso la Corte
europea in quanto, in diverse occasioni, la mia vicenda era stampata a
caratteri cubitali sui giornali dell’Asia centrale, e la sua interpretazione
era facoltativa anche alle competenze di un Diplomatico italiano esperto dei
Diritti dell’Uomo per le quali la Missione OSCE locale buttava via più di
300mila euro all’anno. Un giovane diplomatico che era anche uno dei referenti
in Tajikistan dell'Ambasciata d'Italia. Tra i vari articoli pubblicati cito
quello che più di ogni altro, per il suo titolo, meriterebbe di essere incorniciato
sulle pareti del Governo insieme a quelli della monnezza: «Italiano chiede aiuto alle autorità tagike». La Procura italiana non poteva non conoscere la situazione in cui mi trovavo, anche perché la stessa fu in parte oggetto di una interrogazione parlamentare. Ma per quale
motivo dovrei sentirmi in dovere di rispettare lo Stato italiano? Da esso non
ho mai avuto nulla. L'Italia è una Nazione che ha saputo soltanto derubarmi e
distruggere tutto quello che mi sono costruito smazzando tutta la vita all’estero.
Canaglia. Durante il
mio soggiorno in Tajikistan, i miei parenti accreditarono sul conto corrente
dell'Ambasciata Tedesca in Tajikistan (allora competente degli italiani
residenti in Tajikistan) una somma di denaro con lo scopo di tentare di
risolvere i gravissimi problemi che stavo vivendo. Macché! Anche in questo caso
lo Stato italiano mi mise i bastoni tra le ruote: negò all'Ambasciata tedesca
di erogarmi la somma di denaro inviatami. Ma ci rendiamo conto?! Il Console
tedesco (sempre molto gentile) mi consigliò di rivolgermi alla Procura
italiana. L'unico problema era che per farlo avrei dovuto inoltrare una
denuncia alla Magistratura di Roma passando però dalla Farnesina. Insomma, era
un po’ come tirarsi la zappa sui piedi. Inviai una mail ai Carabinieri, ma
purtroppo mi risposero che la vicenda era di competenza esclusiva della
Ambasciata d'Italia in Uzbekistan e che non potevano in alcun modo interferire.
Esasperato
come non mai, inviai una mail a tutti i deputati della Repubblica italiana. Fioccò una interrogazione parlamentare al Ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Anche in questo caso il Governo italiano mostrò la sua più assoluta inciviltà.
La risposta del Governo (per altro piena di stronzate e assolutamente
diffamatoria nei miei confronti) arrivò quando già non serviva più ad una
emerita mazza. Normale amministrazione per i nostri politicanti. Ora io non
posso più ritornare dove ho vissuto più di vent'anni, in quanto sarei un
braccato. Infatti, una delle conseguenze degli strafalcioni commessi dalla
Farnesina sotto la guida di Frattini e D'Alema, offre alla parte marcia della
Procura tagika la possibilità di chiedere una mia condanna a 12 anni di
reclusione. Pertanto, se dovessi ritornare in uno di quei Paesi aventi un
accordo di Diritto con la Repubblica del Tajikistan (incluso quello ove ho
vissuto e lavorato negli ultimi vent'anni e dove tuttora risiede il mio nucleo
familiare) rischierei l'estradizione. Pur non avendo commesso alcun reato, ma
soltanto per una assurda segnalazione. Padron segnala e i nostri somarelli rottano. Mava..!
to fight truly against corruption is almost impossible because to take bribes is the easiest thing of the world
Italian Chamber of Deputies :..that Ivo Toniut, after he denounced a crime, was imprisoned on remand for about five months...
what the Government intends to do to protect the freedom and interests of the Italian citizen.
The case of Mr. Toniut is followed by this Ministry since he was expelled from Russia...he was released thanks also
The case of Mr. Toniut is followed by this Ministry since he was expelled from Russia...he was released thanks also
to the intervention carried out by the Secretary Boniver directly at the Tajik President...
The Deputy Minister of Foreign Affairs.
storia.camera.it
The Deputy Minister of Foreign Affairs.
storia.camera.it
Mi hanno espulso dalla Russia poche ore prima di depositare la mia testimonianza presso il Tribunale ove difendevo i miei interessi; nella Repubblica del Tajikistan mi hanno incarcerato cinque mesi soltanto perchè ho denunciato un crimine.
In entrambi i casi ha vinto la corruzione.
Dopo quasi trent'anni di emigrazione sono stato costretto a rimpatriare a causa di violazioni dei miei diritti commesse dallo Stato italiano. Le gravi conseguenze di tali violazioni non mi consentono di ritornare in quei Paesi ove ho lavorato e vissuto insieme al mio nucleo familiare negli ultimi vent'anni della mia emigrazione.
Lo Stato italiano, anzichè porre rimedio a tali gravissime violazioni, mi ha liquidato come un sacchetto della spazzatura affermando che quanto accaduto non è stato altro che uno sbaglio commesso in una-per me solo presunta-buona fede. Come se i Funzionari di Stato avessero il diritto di sbagliare o, come nel mio caso, di ignorare le leggi che regolano l'espletamento delle loro funzioni.
Credo pertanto di essermi guadagnato il sovrano diritto di farmi girare le scatole.
Adesso basta! Anche la mia pazienza ha un limite.
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Ivo R.Toniut
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