1.9.11

Padron segnala e somarelli trottano!

Una gravissima e arrogante violazione delle mie libertà è rimasta impunita.
I responsabili, in un paese normale, non li avrebbero impiegati nemmeno come spalamerda. In Italia, invece, li hanno messi nelle alte sfere della politica.
E' difficile sottoporre tale violazione all’esame della Giustizia italiana. Gli avvocati mi chiederebbero troppi soldi, che non ho. Speravo in un benevolo intervento da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, ma...Mi ero illuso che in quella Procura lavorassero svizzeri o tedeschi. Invece sono italiani. Gli hanno stravolto la vita? E chi se ne frega!
L’inerzia del Governo italiano dimostratami innanzi alle sue gravi conseguenze che tuttora-ad anni di distanza-subisco, rende lecito rendere pubblici alcuni vergognosi dettagli di tale violazione.
Pertanto, con l’unico scopo di difendere i miei diritti e i miei interessi, con la consapevolezza delle responsabilità cui vado incontro, non ho altra alternativa se non quella di mettere in rete quanto da me appurato circa la gravissima (per assurdità e violenza) circostanza che accompagnò gli sbagli in “buona fede” citati nella mia lettera al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano pubblicata su “Il Vostro Giornale” (www.ivg.it articolo n° 53570).
A tale riguardo, consapevole di non aver bisogno-già dal 1999-di un visto d’ingresso nei democratici Stati -OMISSIS-, dichiaro che la suddetta circostanza fu provocata dalla tracotanza di una Autorità -OMISSIS- che, pur di non ammettere con dignitosa rassegnazione i propri errori, ha invece continuato meschinamente a commetterli mascherandoli con la “buona fede” di autorità straniere; italiane soprattutto.
Questa "denuncia" è da me fatta a distanza di diversi anni in quanto solo recentemente ho potuto riconstatare l’esistenza di documenti [Verbali stilati nell’ambito degli interrogatori a cui fui sottoposto in relazione ad una Nota diplomatica americana inviata ai Ministeri degli Affari Esteri dei Governi di competenza e la cui presa visione mi è garantita dagli Statuti delle Autorità interroganti] comprovanti tale violazione. Trattasi di documenti prodotti da autorità straniere cui competeva l’esame ed il controllo di quanto violentemente segnalato da una Ambasciata americana nell’Asia Centrale, ossia che la mia “persona era ritenuta sospetta e da sottoporre alle misure di sicurezza” dei competenti Organi della Regione. La segnalazione avvenne nel 2002 quando coordinavo un’Associazione di diritto tagiko promotrice (con la dovuta protezione della Sicurezza locale) in Tajikistan di una campagna contro il traffico di droga e, nel nord dell’Afghanistan,di campagne per la riconversione della coltura illecita di oppio in colture alternative lecite.
Gli interrogatori determinarono l’assurdità e l’infondatezza dei sospetti, tuttavia le Autorità americane continuarono assurdamente a sospettarmi e perciò a diffidare dei competenti Organi della sicurezza locale. La diffidenza era reciproca,e fu palesemente resa tale quando un ex Capo di una delle Autorità interroganti,che in quella circostanza copriva la carica di Vice Premier tajiko con delega ai servizi, innanzi a giornalisti, alla Diplomazia americana e alla Sicurezza russa (allora competente della frontiera tagiko-afghana), diede il via ad un briefing dichiarando: «Dopo l’arrivo degli americani in Afghanistan, l’afflusso di droga in Tajikistan è aumentato di 15 volte». Conseguentemente all’ostinata e arrogante diffidenza americana e quindi alla ratificazione dell'assurda Segnalazione sul territorio, oltre alle deplorevolissime violazioni esposte nella mia lettera al Presidente Napolitano, ho subito e tuttora subisco:

5 mesi di carcere tra tubercolosi e condannati a morte (la mia scarcerazione avvenne a metà del 2003 grazie anche all’intervento svolto dal Sottosegretario Margherita Boniver direttamente sul Presidente Tajiko Emomali Rakhmonov. Anche se dopo aver superato un ricorso in Cassazione e sei mesi di riabilitazione alcuni magistrati stranieri e alcuni Diplomatici italiani mi trattarono rispettivamente come una pezza da piedi e una bestia, cito quell’intervento poiché la mia dignità, nonostante tutto, mi consente di ringraziare nuovamente e pubblicamente sia la Signora Boniver-ed i suoi validi ex Collaboratori-che il Presidente del Tajikistan);
malanni;
lo sballottamento negli uffici del Pubblico Ministero ove, quando quel Paese stentava ad introdurre una moratoria sulla pena capitale, per intimidirmi, un suo esponente vantava il diritto ed il potere di potermi imputare reati punibili anche con la pena di morte, ed io fui costretto a difendermi con l’aiuto di una fotocopia di un passaporto Italiano scaduto;
false inquisizioni che subisco tuttora;
lo scioglimento del mio nucleo familiare;
l’impossibilità di ricominciare a svolgere la mia professione in quei Paesi ove ho lavorato e vissuto negli ultimi 20 anni;
l’indignazione e l’umiliazione (dopo quasi trent’anni di lavoro all’estero-con un tirocinio triennale nel deserto kuwaitiano all’età di 17 anni-durante i quali versavo i contributi previdenziali a questo Stato di farabutti) di risiedere in una Patria che mi condiziona al disagio ed a carico di mia madre anziana,pensionata al minimo e in affitto.

Quanto subisco è considerato dal Governo italiano, ossia da chi ha il potere e il dovere di porre una fine a quegli sbagli in “buona fede”, una superficiale “acqua passata” allusiva di uno strafottente “sbagliare è umano”.
Passata per chi?! Non di certo per me e mia figlia, coglioni!! Somari!Ignoranti! Innanzi a questa ipocrita solidarietà erogatami dal Governo del Paese di cui -nonostante le mie due rinuncie alla cittadinanza sottoposte al Presidente della Repubblica- sono tuttora cittadino, e innanzi alla sua assurda subordinazione ad una più che assurda segnalazione che mi ha già rovinato molti anni di vita, oltre a ribadire la mia volontà di rinunciare alla cittadinanza italiana, ritengo umano chiedere a chi ha l’onestà politica per farlo, di appurare la legalità o meno del “Provvedimento buona fede” cui allude la mia lettera al Presidente Napolitano, con il quale, l’Autorità del Ministero degli Esteri (allora guidato ad interim da quel bugiardo di Silvio Berlusconi, poi dal Ministro Franco Frattini,poi dal Ministro Gianfranco Fini, in seguito dal Ministro Massimo D’Alema e poi ancora da Franco Frattini), sancì il mio soggiorno in un Paese extraeuropeo negandomi il passaporto per quasi 4 anni ( QUATTRO! ). A tale proposito la mia irrilevante conoscenza della giurisprudenza rispetto a quella che può vantare la Magistratura dei Paesi interessati e a quella che invece avrebbe dovuto possedere l'allora già Capo della Diplomazia Franco Frattini, non riesce tuttora a creare un collegamento sensato tra la “buona fede” ed il fatto che la stessa condizionava il mio soggiorno sprovvisto di un documento d’identità valido in un Paese confinante con l’Afghanistan;
in un Paese ritenuto tra i 6 più corrotti in una lista che ne elenca 150;
in un Paese sul territorio del quale transitano centinaia di tonnellate di droga.

Ma soprattutto, cosa assai più indegna, tale inqualificabile "ignoranza della legge" o "buona fede", non ha riservato scrupoli nemmeno per una bimba (mia figlia), privandola dell'affetto di un genitore negli anni più delicati della sua esistenza.
Buona fede!? Al mio rimpatrio, dopo 4 anni allucinanti, la Farnesina ha avuto la faccia tosta per affermare che il mancato rilascio del passaporto era conseguente ad uno sbaglio commesso in buona fede. Ma come si può negare il passaporto ad un cittadino, costringendolo a vivere "illegalmente" in uno Stato extraeuropeo per quattro anni consecutivi?! Solo lo Stato italiano è capace di ciò! Canaglia!
L'abominevolezza di tale buona fede è perdonabile soltanto nel confessionale di un Parroco perverso o da qualche baciapile che vomita i valori della famiglia nelle fetide aule del Parlamento italiano.
A causa di questo strafalcione commesso in malafede (altro che storiella della "Buona fede" che potrei smentire con il supporto di una caterva di fatti documentati),riscontro oggettive difficoltà nel ritornare in quei Paesi ove ho vissuto e lavorato negli ultimi 20 anni della mia emigrazione e dove tuttora vive mia figlia minore. Una bambina che a causa di tutto ciò è stata privata dell'affetto del padre per quasi dieci anni. Non dieci mesi, ma dieci anni! Vergogna: delinquenti, ignoranti, caproni. Somari!In galera,altro che alla guida di un ministero.Canaglie!
Non ho mai formalizzato una denuncia presso la Magistratura italiana o presso la Corte europea in quanto, in diverse occasioni, la mia vicenda era stampata a caratteri cubitali sui giornali dell’Asia centrale, e la sua interpretazione era facoltativa anche alle competenze di un Diplomatico italiano esperto dei Diritti dell’Uomo per le quali la Missione OSCE locale buttava via più di 300mila euro all’anno. Un giovane diplomatico che era anche uno dei referenti in Tajikistan dell'Ambasciata d'Italia in Uzbeskistan.Tra i vari articoli pubblicati cito quello che più di ogni altro, per il suo titolo, meriterebbe di essere incorniciato sulle pareti del Governo insieme a quelli della “monnezza”: «Italiano chiede aiuto alle autorità tajike». La Procura italiana non poteva non conoscere la situazione in cui mi trovavo.
Ma per quale motivo dovrei sentirmi in dovere di rispettare lo Stato italiano? Vergogna!Da esso non ho mai avuto nulla. L'Italia è una Nazione che ha saputo soltanto derubarmi.
Durante il mio soggiorno in Tajikistan, i miei parenti accreditarono sul conto corrente dell'Ambasciata Tedesca in Tajikistan (allora competente degli italiani residenti in Tajikistan)una somma di denaro con lo scopo di tentare di risolvere i gravissimi problemi che stavo vivendo. Macchè! Anche in questo caso lo Stato italiano mi mise i bastoni tra le ruote: negò all'Ambasciata tedesca di erogarmi la somma di denaro inviatami. Ma ci rendiamo conto?! Il Console tedesco (sempre molto gentile) mi consigliò di rivolgermi alla Procura italiana. L'unico problema era che per farlo avrei dovuto inoltrare una denuncia alla Magistratura di Roma passando però dalla Farnesina. Insomma, era un pò come tirarsi la zappa sui piedi. Inviai una mail ai Carabinieri, ma purtroppo mi risposero che la vicenda era di competenza esclusiva della Ambasciata d'Italia in Uzbekistan e che non potevano in alcun modo interferire.
Esasperato come non mai, inviai una mail a tutti i deputati della Repubblica italiana. Fioccò una interrogazione parlamentare al Ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Anche in questo caso il Governo italiano mostrò la sua più assoluta inciviltà. La risposta del Governo (per altro piena di stronzate e assolutamente diffamatoria nei miei confronti) arrivò quando già non serviva più ad un emerito cazzo. Normale amministrazione per i nostri politicanti. Ora io non posso più ritornare dove ho vissuto più di vent'anni, in quanto sarei braccato.
Se potessi tornare indietro di qualche anno, butterei la cittadinanza italiana nel cesso. Ma prima o dopo lo farò.
L'unica sostanziale differenza tra la mia Patria e un Paese arretrato consiste nel fatto che il legislatore italiano se la tira da persona civile ogni volta che costringe un cittadino a pagare una multa per non avere pulito il marciapiede dalle stronzate del proprio cane, mentre i cittadini di un Paese incivile pulisono il marciapiede anche senza l'obbligo di farlo.
In sostanza, l'Italia e gran parte dei suoi politici, sono equiparabili a due smisurate masse di merda. Da più di 60 anni, quasi mille parlamentari, producono leggi che le stesse istituzioni usano per pulirsi il culo. Che schifo!Nella mia vita ho sempre visto un'Italia in mano a una masnada di stronzi che non è altro che l'esatta copia del suo elettorato. Rimpatriato (Purtroppo) dopo quasi trent'anni d'emigrazione, mi sono reso conto di essere cittadino di un paese di merda. Un grande paese di merda. L'ammasso di merda più imponente del mondo. Quello italiano è uno Stato canaglia. Gran parte della sua classe dirigente era, è e sarà sempre composta da perbenisti bavosi, da viscidi baciapile, da corrotti e corruttori, da caproni in giacca e cravatta, da codardi e ignoranti. Cafoni e bastardi.


http://ivotoniut.blogspot.com/2008/02/eroina-afghana-larma-pi-spietata-della.html

http://ivotoniut.blogspot.com/2011/09/bastardi.html

http://www.ilpadano.com/padano.php?newsID=547

http://www.ivg.it/2009/03/ivo-toniut-prigionia-e-diplomazia-lettera-al-presidente-napolitano/

http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_15/showXhtml.Asp?idAtto=2322&stile=6&highLight=1&paroleContenute

http://www.ilvostrogiornale.it/2006/06/23/ivo-toniut-lodissea-di-un-italiano-in-tagikistan/

http://www.ilvostrogiornale.it/2006/10/13/lettera-aperta-alla-camera-dei-deputati-da-ivo-toniut/

http://www.ilvostrogiornale.it/2006/07/21/lettera-aperta-da-ivo-toniut-prigioniero-in-tajikistan/

http://www.ilvostrogiornale.it/2006/11/15/ivo-toniut-in-italia-dopo-la-prigionia-in-tagikistan-la-sua-storia/

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http://www.ilvostrogiornale.it/2006/11/15/italiano-si-nasce-apolide-si-diventa-lettera-da-ivo-toniut/

http://www.ivg.it/2008/03/pietra-ligure-scrive-al-sindaco-perche-vuole-rinunciare-alla-cittadinanza-italiana/

http://ivotoniut.blogspot.com/2008/07/le-prigioni-per-gli-innocenti.html

19.5.11

'Fanculo la privacy e il diritto all'oblio!

Gentile Dottor Garante della Privacy,non si preoccupi, il mio titolo di studio è modestissimo. Ciònonostante mi permetta di attirare la Sua facoltosa attenzione alla lettura di questa risposta:

Atto Camera - Risposta scritta pubblicata martedì 19 dicembre 2006

Tenendo in debita considerazione che tale risposta (La prego cortesemente di concentrarsi) contiene inesattezze;non rispecchia del tutto la realtà documentata dei fatti; riporta il mio Nome e Cognome; mi fa i conti in tasca (addirittura sbagliati!) e, per giunta,dico solo per giunta, Signor Garante della Privacy, è pubblicata sul sito web del Parlamento Italiano a cui possono accedere (stando alle stime del 1º gennaio 2009) 6.750.819.383 abitanti del Pianeta Terra, mi permetto di chiederLe:
COSA SIGNIFICANO PRIVACY E DIRITTO ALL'OBLIO PER I NOSTRI POLITICI IGNORANTI?
Forse potrà sembrarLe una domanda banale e superflua,però, mi creda Signor Garante della Privacy, non riesco proprio a darle una risposta. Mi auguro che ciò sia dovuto solo alla mia ignoranza e al mio modesto titolo di studio.
Ringrazio per la cortese e preziosa attenzione prestatami.

Ivo Toniut

PS: La risposta contiene un sacco di stronzate. L'unica cosa reale è l'intervento dell'ex Sottosegretario Margherita Boniver. Tutto il resto, il Governo, consapevole che tutte le risposte (anche quelle più stupide e false come nella fattispece) alle interrogazioni parlamentari vengono pubblicate sul sito web della Camera, non aveva il diritto di fornirlo. In questo modo, il Governo, con la partecipazione indiretta dei rappresentanti del Popolo, ha solamente sputtanato un cittadino.Solo in un paese di merda come l'Italia è possibile. Soltanto in Italia!






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31.3.09

A cosa servono le interrogazioni parlamentari se poi le risposte del Governo vengono sempre prese come oro colato anche se piene di stronzate?

Cari Deputati del Bel Paese di Merda,

dopo circa 25 anni di lavoro all'estero, trovandomi in una situazione piu' che critica, sono costretto a rivolgermi al Parlamento italiano con la speranza di ottenere una risposta a quelle mie domande che il Ministero degli Affari Esteri sta ignorando da molto tempo.
Gradirei pertanto riferirmi alla seduta n. 36 in Commissione Affari Esteri del 2.8.2006, e specificatamente alla interrogazione a risposta scritta rivolta al Ministro degli Affari Esteri per sapere cosa il Governo intende fare per tutelare la mia liberta' ed i miei interessi, per quanto lamentato con una e-mail arrivata alla Camera il 21 giugno 2006.
Premesso che:
quanto riportato dalla email in questione e' ampiamente documentato e corrisponde al vero, informo la Camera dei Deputati di quanto si e' fatto e di quanto non si sta facendo, da parte del Governo, per tutelare la liberta' e gli interessi di un cittadino.
Centinaia di messaggi elettronici/telefonate/trasmissioni telefax, intercorse nell'arco di 9 mesi tra me, l'Ambasciata d'Italia in Uzbekistan, il Consolato Tedesco a Dushanbe ed i miei familiari, oltre che un rilevante dossier giudiziario, testimoniano che:
1) Le procedure penali nei miei confronti istituite dalla Procura tagika sono infondate ed illegali, e nel corso dell'inchiesta-durante la quale ero sottoposto ad un provvedimento di soggiorno obbligato nella capitale tagika-sono stato privato delle necessarie garanzie a mia tutela indispensabili a scagionarmi dalle suddette ingiuste accuse. Ossia, l'Ambasciata d'Italia in Uzbekistan mi ha impedito di sostenere quelle spese utili ad avviare quelle procedure legali a tutela dei miei interessi e della mia liberta', richiedendo espressamente all'Ambasciata tedesca in Tagikistan di vietarmi la disponibilita' di quel denaro inviato dai miei familiari, a quella Ambasciata, proprio con lo scopo di risolvere anche i miei problemi giudiziari.
2) Durante molti mesi del mio soggiorno obbligato, impossibilitato ad avere alcun reddito, quotidianamente chiedevo all'Ambasciata d'Italia ad autorizzare le Autorita' diplomatiche tedesche a somministrarmi il denaro inviatomi dai miei familiari. Il denaro in questione, oltre che necessario a supportare una assistenza legale, era indispensabile per il mio mantenimento e per sostenere quelle cure mediche che il mio precario stato di salute richiedeva, e che tuttora richiede. Ai miei continui e disperati solleciti sulla questione, le Autorita' diplomatiche italiane rispondevano:

- La prego di notare che il bonifico effettuato non e' stato fatto a Suo favore, ma e' stato fatto per evitare la Sua carcerazione immediata ed esplorare la possibilita' di trovare un accordo con le autorita' locali;
- La informo che l'Ambasciata tedesca e' competente per l'assistenza degli italiani che risiedono in Tagikistan quindi Ella ci si puo' rivolgere per risolvere i Suoi problemi;
- La pregherei inoltre, in futuro, di non sollecitare sulla questione ne' la scrivente Ambasciata, ne' l'Ufficio consolare dell'Ambasciata tedesca a Dushanbe;
- La invito a capire che, vista la scarsita' del personale in ambedue Ambasciate, noi non siamo in grado di tornare a ripeterLe sempre le stesse cose per rispondere alle Sue richieste quotidiane su sempre le stesse cose per punti che dovrebbero esserLe ben chiari;
- Le somme non (non!) sono state spedite alla Ambasciata tedesca per i Suoi bisogni quotidiani;
- Le assicuro che la scrivente Ambasciata e' in continuo contatto con il Consolato tedesco a Dushanbe per il solo ed esclusivo scopo di seguire la Sua situazione e per poter indicare e coordinare con quel Consolato la migliore protezione dei Suoi interessi, ivi comprese le Sue condizioni di salute;
- Dispiace constatare che Lei non riesca a capire che il comportamento delle Autorita' italiane e' totalmente nei Suoi interessi;
- La invitiamo a non complicarci ulteriormente il nostro lavoro ed a risolvere autonomamente i Suoi immediati problemi pecuniari, evitando con dignita' di sollecitare quotidianamente al riguardo l'Ambasciata tedesca;
- Per i Suoi problemi di mantenimento in Tagikistan dovra' eventualmente provvedere altrimenti, o trovandosi-come normale-un lavoro;
- Si cerchi pertanto un lavoro, ancorche' minore, atto a mantenere il sostentamento per il periodo che occorrera' per risolvere i Suoi nuovi problemi con quella giustizia;
- Come alternativa al lavoro (o in aggiunta al lavoro) Lei potra' liberamente provvedere autonomamente con Suoi amici, parenti o genitori ad ottenere un invio specifico di danaro a titolo di prestito o regalo pecuniario direttamente a Lei al fine dei Suoi bisogni di liquidita'.

Evito di riportare tutte le altre risposte sulla questione, in quanto, in passato, sia io che di conseguenza l'Ambasciata tedesca, siamo stati letteralmente ubriacati dalle contraddizioni ed incongruenze dei messaggi inviati dall'Ambasciata d'Italia.
A prescindere dalla pur ovvia considerazione che non si riesce a comprendere il comportamento delle Autorita' italiane, che dalle stesse e' vantato come comportamento totalmente nei miei interessi, gradirei rappresentare che quanto imperativamente invitatomi a fare laddove l'Ambasciata scrive che io mi devo sostenere con un lavoro, non puo' definirsi una tutela degli interessi di un cittadino che lavora all'estero da 25 anni, ma al contrario, una grave discriminazione del cittadino stesso.
Infatti, sottoposto ad un soggiorno obbligato, con precarie condizioni di salute e senza un passaporto che, inter alia, non mi viene rilasciato proprio da coloro che, umiliandomi e discriminandomi, mi invitano a sostenermi con un lavoro, cosa avrei dovuto fare? Lavorare illegalmente in una piantagione di cotone tagika?

3) A fine giugno 2006, l'Ambasciata tedesca a Dushanbe, anch'essa resasi conto che la coordinazione del mio caso da parte italiana si limitava soltanto a vietargli di somministrarmi i miei soldi, a scanso di una ingiusta mia carcerazione, ha chiesto alle Autorita' tagike di esaminare un provvedimento di Grazia nei miei confronti. Lo stesso fu suggerito farsi all'Ambasciata d'Italia a Tashkent, la quale, in merito a quanto suggeritole, ha inoltrato una Nota verbale al MAE tagiko a nome del Governo italiano.
Il 4 settembre 2006 ho sottoscritto una dichiarazione con la quale chiedevo al Giudice di applicare alla mia pratica l'Art. 4 (amnistia a favore dei cittadini stranieri) della Legge sull'Amnistia approvata dal Parlamento tagiko il 18 agosto 2006.
Il 6 settembre 2006, la Procura, pur mantenendo valide le imputazioni di reato attribuitemi (Art. 18 della Legge del 18.8.2006), ha supportato la mia dichiarazione del 4.9.2006, il Giudice ha archiviato la pratica, ed in data 14.9.2006 e' stato revocato il provvedimento del mio soggiorno obbligato.
Per le vie brevi, l'Art. 4 della legge del 18.8.2006 mi ha levato l'incubo di essere imprigionato ingiustamente per 8-12 anni, mentre l'Art. 18 di tale legge mi obbliga a fare quello CHE AVREI POTUTO FARE MESI FA, SE L'AMBASCIATA D'ITALIA NON AVESSE MANTENUTO UN ATTEGGIAMENTO CONTRARIO ALL'UTILIZZO DEI SOLDI INVIATIMI DAI MIEI FAMILIARI. Di questo probabilissimo finale ho avuto cura di avvisare per iscritto l'Ambasciata d'Italia GIA' nel maggio del 2006, ma non sono stato creduto. Per colpa di chi, io ho buttato via 5 mesi della mia vita?

4) Ora sto ultimando tutte quelle procedure legali che consentiranno di scagionarmi dalle imputazioni di reato attribuitemi dalla Procura:
-sto contestando presso la Corte delle Situazione Economiche i crediti vantati dalla ONG che coordinavo;
-sto rinnovando, presso la Procura, la mia denuncia nei confronti del dipendente della suddetta ONG che si impadroni' illegalmente dei soldi della cassa necessari a saldare quel debito, la cui insolvibilita' e' alla base di tutte le procedure penali nei miei confronti.
Nel caso in cui io lasciassi il Paese inadempiendo a quanto richiesto dall'Art. 18 della Legge del 18.8.2006, in futuro, la Procura tagika potra' emettere un mandato di arresto nei miei confronti valido per tutti i Paesi della CSI. In quei Paesi io ho svolto (e ho intenzione e necessita' di continuare a svolgere) attivita' lavorativa per circa 17 anni, e ho creato il mio nucleo familiare al quale necessito periodicamente unirmi. Nella Federazione Russa risiede mia figlia minore dell'eta' di 11 anni.

L'Ambasciata d'Italia in Uzbekistan, anziche' mostrare solidarieta' e tutelare i miei diritti e i diritti di mia figlia, accantona quella mia dignita' che io uso per scagionarmi da accuse false nei miei confronti. E' un mio diritto, oltre che dovere nei confronti di mia figlia, uscire da questo Paese da innocente, e non da delinquente come vuole l'Ambasciata d'Italia a Tashkent, la quale giorni fa ha addirittura scritto la seguente dichiarazione che io ho dovuto sottoscrivere, innanzi al Console tedesco, in cambio dei miei soldi (!?):

Declaration
I, Mr. Ivo Toniut, received today from the German Embassy in Dushanbe the rest of the money, which was sent by _________, Mrs. __________. I will use the money to buy a one-way air-ticket to Italy via Istanbul.
Furthermore I declare that I will leave Tajikistan as soon as possible.

In aggiunta alla condizionata sottoscrizione di tale dichiarazione, l'Ambasciata d'Italia ha comunicato al Consolato tedesco che il rilascio del mio passaporto mi e' negato in quanto, secondo informazioni in possesso dell'Ambasciata stessa, io risulterei Persona non Grata alla Federazione Russa, Paese tramite il quale informai l'Ambasciata di voler transitare per poter fare visita alla mia figlia minore e a sua madre.
Per poter terminare di "assistermi", l'Ambasciata d'Italia ha dato disposizioni all'Ambasciata tedesca di rilasciarmi un -Emergency Travel List- che dovrei utilizzare entro il 7c.m. per rimpatriare via Istanbul.
A prescindere dal fatto che probabilmente l'Ambasciata d'Italia tira in ballo un provvedimento di mia espulsione dalla Federazione Russa che interessava tutti i Paesi della CSI (Tagikistan incluso) e che per una ovvia considerazione non e' da ritenersi piu' valido perche' io, oltre ad essere fisicamente sul territorio di questo Paese da 4 anni, dopo l'espulsione sono rientrato in Russia senza alcun impedimento, gradirei sapere per quale motivo il Governo decide come vuole dove io debba viaggiare, lavorare o vivere.

Nel 21esimo secolo, un cittadino italiano risiede in Tagikistan sprovvisto di passaporto e gira i vari Palazzi di Giustizia presentandosi a Giudici e Procuratori con la fotocopia sbiadita di un passaporto rilasciatogli nel 2003 con validita' di 6 mesi.
Ma e' cosi che si contribuisce ad affermare l'immagine dell'Italia all'estero?
Cosa farebbero le Autorita' italiane se un extraeuropeo girasse gli uffici della Farnesina o della Procura di Roma presentandosi con la fotocopia di un passaporto scaduto?
Ma qualcuno si rende conto della gravita' della situazione in cui mi trovo?
Condivido con i gentili collaboratori del MAE che si sta tentando tutto il possibile per aiutarmi, e tramite questa lettera, rinnovo la mia gratitudine nei loro confronti. Io non dico che il Governo e' cattivo, ma se la bonta' mi sta rovinando la vita, allora significa che stiamo sbagliando tutto. La bonta' purtroppo non e' una professione. L'aggettivo buona/o puo' essere usato a scopo professionale solo da quelle/quei ragazze/i squillo di quei Paesi ove la prostituzione e' legale, ma non da Funzionari governativi.

Questa lettera non ha scopi politici - io non mi sono mai occupato di politica e mai me ne occupero', soprattutto perche' durante la soluzione del mio caso la politica si e' mostrata finalizzata a tutto, tranne che a tutelare i diritti di un cittadino.

Tramite questa lettera io ritengo di avere il diritto di capire PERCHE':

-non mi viene rilasciato un passaporto con validita' normale da circa tre anni;

-le Autorita' italiane non sono interessate affinche' io mi scagioni da accuse di un reato che non esiste-che non ho commesso;

-si stanno violando i piu' fondamentali diritti dell'uomo - nel mio caso i miei diritti di genitore e i diritti di una bambina (mia figlia);

-io non devo recarmi in Russia;

-vengo privato del mio diritto di lavorare nei Paesi nei quali avrei la possibilita' di farlo;

-il MAE mi obbliga a rimpatriare via Istanbul con spese a mio carico, quando via Russia spenderei di meno, oltre che avere la possibilita', DOPO 4 ANNI, di rivedere mia figlia.

Alla luce di quanto sopra, onde permettere piu' trasparenza nel rapporto tra un cittadino e le Sue Autorita', chiedo cortesemente di intervenire affinche' la Commissione Affari Esteri della Camera metta a confronto quanto riportato da questa lettera con la risposta del Ministro degli Esteri a quanto chiesto dalla Camera in data 2.8.2006 e con l'eventuale cortese riscontro dell'Ambasciata della Federazione Russa a Roma, alla quale invio p.c. questa lettera nel caso in cui una risposta ad alcune delle mie domande possa essere di competenza russa e non italiana.

Ivo Toniut


19.3.09

Sbagliando s'impara

Egregio Signor Presidente della Repubblica,

a distanza di un anno mi permetto nuovamente di disturbarLa in quanto, in relazione alla lettera da me inviataLe nel marzo scorso, le Autorità governative,alle quali la Direzione del Segretariato Generale del Quirinale ha cortesemente illustrato la questione rappresentata per un esame e le valutazioni di competenza, si sono limitate ad erogarmi un servizio dalle stesse denominato “acqua passata”.

Con lettera dello scorso marzo evidenziai il mio rimpatrio dopo quasi trent'anni di emigrazione condizionato da ambigui atteggiamenti assunti dalla Diplomazia italiana nei miei confronti. In tale lettera aggiunsi anche di aver subito ingiustizie che furono poi giustificate dai responsabili come "uno sbaglio commesso in buona fede”.
Tale "sbaglio" (in realtà trattasi di più “sbagli”, uno dei quali oggetto di una interrogazione presentata in Commissione Affari Esteri della Camera all'ex Ministro Massimo D'Alema) mi costringe a risiedere in Italia in condizioni che mi rendono impotente innanzi alle sue gravi conseguenze,che richiedono impellente risoluzione.

Tali “sbagli”, seppur giustificati come commessi in una –per me solo presunta- buona fede, implicano una allarmante ignoranza della legge da parte di coloro che li hanno commessi.
Nell’espletare una funzione statale ritengo indiscutibilmente inammissibile l’ignoranza delle leggi che regolano tale funzione,soprattutto quando tale “ignoranza” non ha riservato scrupoli nemmeno per una bambina di allora nove anni (mia figlia) alla quale detto sbaglio in buona fede privò dell'affetto di un genitore: mi riferisco a quattro anni durante i quali l'Autorità di un Paese civile ha deplorevolmente violato il diritto più sovrano di una bambina, un diritto di cui ogni essere umano può godere una sola volta nel corso della propria vita.
Definire ciò “acqua passata” non solo lo ritengo improprio, ma sintomo di una grave sindrome dei disvalori.

Per ricominciare a condurre la vita dignitosa che conducevo prima di tali “sbagli” non ho bisogno di essere titolare di un libretto-passaporto (negatomi in “buona fede” per quattro an-ni) di un Paese il cui Governo attribuisce ai propri “sbagli” –a discapito dei cittadini- una superficiale “acqua passata”, implicando in questo modo la volontà di non risolverli.
Il Diritto internazionale mi garantisce la facoltà di tutelarmi dai suddetti deplorevoli “sbagli” anche come Apolide e pertanto, non risiedendo ora all’estero e non avendo altra cittadinanza, chiedo cortesemente di accettare la mia rinuncia alla cittadinanza italiana in deroga al DPR n. 362 del 18 aprile 1994, art. 11 o in deroga a quanto altro previsto in questo senso dalla Legge. Mi riferisco a quella Legge che ha conferito ad una Autorità il potere e la facoltà di ignorar(la) in “buona fede” a discapito delle mie libertà per quattro clamorosi anni consecutivi.

Egregio Signor Napolitano, ho molta stima in Lei sia come mio Presidente sia come mio futuro ex- Connazionale, e pertanto mi scuso se la mia più che lecita indignazione per la “buona fede” prestatami ha condizionato il tono di questa lettera.

RingraziandoLa per l’attenzione, porgo i miei più Cordiali Saluti.

Ivo Toniut

19 marzo 2009

20.7.08

Le prigioni per gli innocenti

(Ivo Toniut) Dopo circa tre settimane durante le quali stavo "scontando" la pena inflittami da Kurbonalì Mukhabbatov (Capo della Procura dei Trasporti della Repubblica del Tajikistan) per avergli denunciato un reato, la mia cella, quasi come in un sogno, si era svuotata. Si stava aspettando un ospite di riguardo. Arrivò in serata insieme a circa 3 chili e mezzo d'eroina pura. Entra e mi porge la rituale domanda: «Per che cosa?». Non conoscendo il tipo, e quindi per non rischiare di essere sgozzato se gli avessi detto che ero lì per aver denunciato gente come lui, tagliai corto: «E' una storia del cazzo, lasciamo perdere». Cominciò a dirmi che il suo clan avrebbe preso i contatti con il Procuratore Capo Kurbonalì Mukhabbatov e presto lo avrebbero tirato fuori. Su questo, conoscendo quel bastardo di Mukhabbatov, non avevo dubbi. La mattina seguente era già in viaggio per Mosca, dove insieme alla famiglia doveva godere di un periodo di ferie. Al suo posto arrivò un ragazzo di circa 20 anni, Zafar. Entrò in cella, si tolse la protesi dalla gamba, e cominciò a pregare. Finita la preghiera mi raccontò la sua storia. Da bambino, giocando nel suo villaggio di origine presso il confine afghano, una mina gli fece perdere una gamba. Aveva problemi finanziari, soprattutto per acquistarsi una nuova protesi tedesca. Colui che Mukhabbatov liberò la sera precedente gli promise 1000 dollari in cambio della prigione. «Sono invalido e usufruirò di una condizionale», mi disse. «Massimo fra sei mesi ritornerò a casa». Così è stato.

23.3.08

Rinuncio ad essere italiano

Egregio Signor Presidente,

mi chiamo Ivo Toniut, 45 anni, emigrante sin dall'età minore.
Ambigui atteggiamenti assunti nei miei confronti dalla Diplomazia italiana sin dall'anno 1999, hanno condizionato il mio recente rimpatrio.Ritengo di aver subito e di subire ingiustizie. Tra le stesse, evidenzio il mancato rilascio (dalla metà del 2004) di un passaporto per il periodo di circa 30 mesi durante i quali ero costretto a soggiornare nella Repubblica del Tagikistan utilizzando come documento d'identità la fotocopia di un passaporto scaduto e timbrata dalle Autorità di un altro Paese europeo. Tale atteggiamento fu in seguito giustificato dal Ministero degli Affari Esteri, come uno sbaglio commesso in buona fede. Tuttora, non riesco a quantificare l'entità di tale buona fede se si considera che lo stesso Mae sconsigliava ai connazionali di viaggiare in quel Paese in quanto ritenuto a rischio.
Un Ambasciatore italiano, forse con un eccessivo temperamento, mi ha descritto tali rischi con le seguenti parole: "Guardi che in Paesi come questo è un attimo prendersi una pallottola in testa". Il mio soggiorno sprovvisto di passaporto, non ha certo alleviato tali rischi. Anzi.

In Patria, a causa di una delle suddette ingiustizie, non ho la possibilità di svolgere la mia professione o qualsiasi altra attività lavorativa, e sono quindi privo di alcun mezzo di sostentamento.Con una lettera aperta ai Candidati alle imminenti elezioni politiche, pertanto, ho dichiarato con coscienza di voler rinunciare alla cittadinanza italiana per poi stabilirmi nuovamente all'estero.Tale scelta è da me fatta a malincuore ed è resa ancor più amara dal fatto che alcune Istituzioni della mia Patria non sono in grado, o non hanno la volontà di tutelare gli interessi di un connazionale, condizionando lo stesso ad usufruire del suo diritto di non esserlo più.

Secondo il DPR n. 362 del 18 aprile 1994, art. 11; il cittadino italiano può rinunciare alla cittadinanza qualora risiede o stabilisca la residenza all'estero. Stando alle leggi di quei Paesi presso uno dei quali la realtà che sto vivendo mi obbliga a stabilirmi, invece, la mia ammissione sul loro territorio finalizzata all'acquisizione della cittadinanza è valutata solo nel caso in cui io abbia già formalmente rinunciato alla cittadinanza italiana.Pertanto, chiedo il Suo cortese intervento affinché io possa rinunciare alla cittadinanza italiana ed ottenere lo status di Apolide, per poi stabilirmi in un Paese nel quale potrò usufruire di quei diritti fondamentali attualmente non concessimi né sul territorio della Regione presso i cui registri anagrafici sono iscritto, né sul territorio nazionale italiano.

Fiducioso di un Suo benevolo riscontro, porgo i miei più Cordiali Saluti.

Ivo Toniut

9.2.08

Eroina afghana: L'arma più spietata della rinnovata guerra fredda

L'Orto dell'Intelligence_باغبانی
L'esercito narcoafghano, con la complicità di quello tagiko, anche quest'anno ha predisposto decine di miliardi di dosi d'eroina per il fronte euro-russo.
Secondo fonti del rinnovato Kgb tagiko, oltre 560 tonnellate di eroina pura (circa l'80% della produzione afghana di quest'anno), transitando dal Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan -"rotta del nord"- si recano sul nuovo fronte della guerra fredda per mietere decine di migliaia di vittime e colpire duramente lo strato socioeconomico euro-russo.
Intanto in Bielorussia, Ucraina e Russia, il numero dei tossicodipendenti da eroina afghana ha superato l'allarmante numero di 5 milioni. In Europa, nonostante la tossicomania sembra calare sia in Francia che in Gran Bretagna, il numero dei tossicomani è mantenuto costante dai nuovi consumatori dell'est; soprattutto in Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia. Ben 9 milioni sono i clienti vittime dei narcobaroni della rotta del nord.
Il valore liquido delle vendite al dettaglio dell'eroina tagliata, stimato assumendo una percentuale di purezza del 40% e un prezzo minimo di 100 dollari al grammo, è nell'ordine dei 135-150 miliardi di dollari. Questi sono i tragici proventi della "rotta del nord". Ancor più tragici se si sommano quelli legati al traffico delle droghe leggere. Un giro di affari che pare aumentare in proporzione all'influenza militare Usa in Afghanistan.
Ma chi governa veramente questo traffico?
Nell'ottobre del 2001 partii per l'Afghanistan ed il Tagikistan in qualità di interprete e giornalista freelance e, giunto sul posto, una fatale curiosità mi spinse a cercare una risposta a questa domanda. Nel febbraio del 2002 creai una Ong che fu autorizzata a svolgere attività di spedizioniere per i convogli umanitari internazionali diretti in Afghanistan e transitanti dal Tagikistan. Tale Ong siglò un memorandum di collaborazione con il Ministero delle situazioni di emergenza tagiko che era delegato appunto a coordinare gli aiuti internazionali destinati sia al Tagikistan che all'Afghanistan. Il Ministero era allora guidato dal Generale Mirzo Ziyoev, uno dei leader dell'opposizione durante la guerra civile che, tra il 92 e il 97, causò in Tagikistan più di 50,000 morti. Ziyoev, oltre ad essere accusato di avere strette relazioni con vari gruppi islamici radicali della regione, veniva indicato dai servizi segreti come importante figura nel traffico internazionale di droga. A metà del 2002 aprii un sito internet a cui chiunque poteva inviare anonimamente informazioni sul traffico di droga. La mia iniziativa fece rizzare le orecchie al controspionaggio tagiko, e il suo capo, sottoponendomi ad una interrogazione, mi fece capire che la maggiorparte delle segnalazioni sarebbero state comunque intercettate e occultate dai servizi americani. Una curiosità che mi ha reso protagonista di un'odissea giudiziaria, catapultandomi in un incubo vissuto in carcere e poi come ostaggio per 4 anni delle istituzioni corrotte dai baroni della droga.
Una curiosità inappagabile perché ostacolata dal controllo di uomini di governo e procuratori corrotti, perché dietro vi sono interessi finanziari secondi solo a quelli del petrolio e degli oleodotti, perché la connivenza di politici, potentati d'affari, criminalità e membri dei servizi segreti corrompe il ruolo delle istituzioni statali - inclusi gli eserciti.
Secondo il Dipartimento di Stato americano "i proventi della droga afghana supportano i talebani e i loro attacchi terroristici contro gli Usa, i loro alleati e il Governo afghano". A prescindere dal fatto che diversi studi, inclusi quelli di Alfred Mc Coy (Drug fallout: the CIA's forty years complicity in the narcotics trade), attribuiscono alla CIA un potente ruolo nel riciclaggio dei narcodollari, e che molti media omettono di far conoscere al mondo che il regime Talebano fu l'unico -con la collaborazione ed il supporto dell'Onu- a declinare del 90% la coltivazione dell'oppio; "Il traffico di droga è aumentato di 15 volte dopo l'arrivo degli americani in Afghanistan". Questa è la constatazione dell'ex Vice Primo Ministro del Tagikistan con delega ai servizi e rilevante figura nella nomenklatura dell'ex Kgb sovietico: il Generale Zukurov. Una dura e amara constatazione ufficializzata nel 2004 senza troppi peli sulla lingua alla presenza di 007 americani, i quali, dal fatidico 11 settembre, pare che siano protagonisti di straordinarie coincidenze avvolte da una cortina di fumo. Si dice che "Gli Usa sono i principali sostenitori di un'enorme manovra per liberare l'Afghanistan dall'oppio..." tuttavia, negli ultimi 6 anni, la superpotenza guidata da Bush non ha impedito all' Afghanistan di divenire il primo produttore mondiale di eroina (circa il 92% della produzione globale), scavalcando il "Triangolo d'Oro" di Laos-Thailandia-Birmania e consolidando la sua "pool" position nell'economia mafiosa internazionale. Più che una constatazione (supportata anche dalle analisi dell'Onu), quella di Zukurov è una beccante allusione all’operazione militare statunitense "Enduring Freedom" scattata il 7 ottobre 2001 e mirata a sconfiggere i talebani e catturare Osama bin Laden e i cervelli di al Qaeda. Purtroppo, sempre per un'amara coincidenza, le strategie militari Usa, anziché annientare le ricchezze del terrorismo che hanno connessione con il traffico di droga, hanno scatenato un allarmante sviluppo dell'economia illegale dell'Afghanistan e delle confinanti repubbliche ex sovietiche - Tagikistan in primo piano. Tra i marciumi istituzionali di questo Paese spicca il fetore di due pezzi di merda ex capi della Procura dei Trasporti:Farruk Nasimov e Kurbonalì Mukhabbatov. Chiedevano la pena di morte per i piccoli trafficanti per non accorgersi dei quintali che regolarmente venivano spediti in Europa via treno, camion e aereo. Sempre ligi al proprio dovere nella Giustizia di questo Paese, continuano ad essere uno dei "talloni di Achille" dell'antidroga. Voci di corridoio dicono che uno dei due ex capi della Procura dei trasporti ebbe addirittura un incontro con il terrorista ceceno Shamil Bassayev durante un suo viaggio nell'Asia centrale. L'Ong che coordinavo, collaborava con la Comunità dell'Ossezia in Tagikistan. Circa mille persone, molte delle quali originarie di Beslan. Io stesso fui dai suddetti procuratori incarcerato 5 mesi per aver consentito al Kgb locale di sgominare una banda di criminali che, con la complicità della dogana e di una società di Dubai, importò in Tagikistan 540 tonnellate di zucchero sottoforma di "aiuto umanitario per l'Afghanistan", e scavalcando quindi tutti i dazi doganali. La dogana di Dushanbè era allora diretta da Ganiev. Un personaggio di tutto rispetto in Tagikistan per aver contribuito allo sdoganamento di miliardi di "aiuti umanitari" internazionali i.c.i beneficiari potevano, dopo lo sdoganamento, vantarsi di acquistarli a prezzo modico nei bazaar di Dushanbè e Kabul. Con gli introiti della vendita dello zucchero (circa 700mila dollari) sul mercato locale, gli "importatori" avrebbero dovuto distribuire regalini vari a doganieri, procuratori, guardie di frontiera... e presumibilmente anche al "Governatore" della Banca di Tagikistan che, per una stranissima coincidenza, oltre ad aver chiuso un occhio sull'importazione dell'ambiguo "aiuto umanitario", aveva una figlia felicemente sposata con colui che curava tale importazione e che gestiva la società di Dubai: Shukrat. Nelle banche di Dubai gira circa il 40% dei narcodollari. Shukrat si mise già in evidenza in passato quando per vari motivi si ritrovò a Mosca nei pressi della Lubyanka con una valigetta contenente un milione di dollari in contanti. Grazie al mio arresto in una cella di neanche otto metri quadri ove quattro, cinque, e a volte sei detenuti pregavano 24 ore su 24, gli "importatori-esportatori" riuscirono a portare a termine quanto pianificato. Anche le prove della mia innocenza fornite ai magistrati dal Kgb, non riuscirono a liberarmi. Non potrei dimenticare le parole del procuratore Mukhabbatov quando al momento della mia incarcerazione promise ad un giornalista di rispettare nei miei confronti tutti i dirtitti dell'uomo. Un suo rispetto dimostrato mettendomi in una cella con detenuti affetti da tubercolosi e con servizi igienici sostituiti da un secchiello di plastica senza coperchio che si doveva svuotare a turno di primo mattino. Anche l'avvocato mi fu negato per tre mesi sino a quando, dopo 10 giorni di sciopero della fame e della sete, riuscii ad ottenere un incontro in carcere con l'Ambasciatore italiano al quale il procuratore Nazimov ebbe la spudoratezza di chiedere una mazzetta da 25mila dollari in cambio della mia liberazione. Mi ammalai inoltre di broncopolmonite senza ricevere nemmeno un'aspirina, forse non prevista dai diritti dell'uomo di Mukhabbatov. Questi sono gli uomini che combattono il traffico di droga. Tra essi è doveroso non dimenticare l'investigatore capo della Procura Generale Khasanov, protagonista di un'estorsione nei miei confronti, oltre ad avermi minacciato di morte mostrandomi la sua pistola. Un essere abominevole che depistava tutte le inchieste per riempire le prigioni tagike di innocenti e le istituzioni di delinquenti, e che mise il suo zampino sottoponendomi per tre anni, dopo la mia liberazione, ad un soggiorno obbligato nel Paese e a costanti minacce. Con questi uomini il Tagikistan combatte il narcotraffico che sta uccidendo centinaia di migliaia di esseri umani nel continente Europa. Il Ministero dell'Interno, altro tallone d'Achille dell'antidroga, è invano controllato dal Presidente del Comitato Olimpico tagiko, il quale, svolgendo la sua attività sportiva a bordo di una Jaguar superblindata scortata da una Jeep carica di uomini armati, per ogni evenienza, ha sempre una pistola Beretta nella cintura dei pantaloni.
Nell'ottobre-novembre del 2001, sempre in coincidenza con l'inizio delle operazioni militari Usa in Afghanistan, secondo l'ex capo dei servizi segreti talebani Mullah Khaksar, 2 milioni e mezzo di contadini hanno sparso sementi da papavero su un'area di circa 65.000 ettari (66.394 secondo l’Ufficio delle nazioni Unite contro la Droga e il Crimine - UNODC) resa improduttiva l' anno precedente dai talebani, dai suoi uomini.
Prima della guerra sovietico-afghana, la produzione d'oppio era minima, quella dell' eroina quasi inesistente. Si dice che l' economia afgana basata sulla droga fu un progetto minuziosamente concepito dalla CIA per fare dell' oppio la forza economica dei movimenti islamici afghani. Nel 1995, infatti, l'ex Direttore delle operazioni della CIA in Afghanistan, Charles Cogan, ha ammesso che gli Usa avevano in effetti sacrificato la lotta alla droga per la Guerra Fredda. Una Guerra Fredda rinnovatasi con disastrose perdite nel nuovo assetto mondiale post 11 settembre. Dall' inizio delle operazioni militari Usa in Afghanistan, secondo il quotidiano online Pravda.ru, l'eroina afghana uccide in Russia 70.000 persone ogni anno.
"Nell’aprile 99 sottoposi una dettagliata relazione sulla coltivazione dell’oppio e le relative connessioni con al-Qaeda ai diplomatici americani Mekillwein (J. Peter McIllwain) e Markeze (Gregory Marchese)", mi disse Mullah Khaksar alla fine del 2001 a Kabul. "Per annientare il narcopilastro economico di al-Qaeda e la sua influenza sui contadini afghani è indispensabile passare dalla produzione dell’oppio a quella di colture alternative", sottolineò Khaksar. "Nella mia relazione evidenziavo la necessità dell’Afghanistan di un aiuto finanziario pari a 10 miliardi di dollari per lottare contro l’oppio e convertire i contadini a colture lecite, e la CIA mi rispose offrendomi 5 milioni di dollari in cambio di bin Laden", aggiunse Khaksar nervoso. "Da allora mi sento solo un nome nella lista nera dei signori della droga", concluse con un sorriso di rassegnazione che io percepii allusivo a ciò che in effetti è accaduto. Khaksar è stato infatti assassinato dai killer dei baroni.
Dal 7 ottobre del 2001 non è stata sradicata una sola piantina di oppio; non è stato annientato un solo laboratorio da campo per la raffinazione dell'eroina; non si è fatto nulla, o quasi, per convertire i contadini afghani a coltivazioni lecite. Il giro di affari coinvolge, per la prima volta, tutte e 34 le province afghane; l'area coltivata ad oppio aumenta di circa il 50% ogni anno. Ettari coltivati: 198.000! Dal 2001 ad oggi, la produzione dell’oppio è aumentata piu'di 35 volte!!! Le quantita' intercettate dalle agenzie antidroga dei paesi limitrofi e' pero' costante: 1-1,5%, 5-8 tonnellate. Una costanza contraccambiata da supermazzette che, stando a quello che occasionalmente sentii dire da agenti dei servizi americani in stato di ubriachezza, vedono come beneficiari anche capi di stato.
Gli Usa, comunque, a testa alta, continuano ad incrementare la loro influenza nell'Asia Centrale attuando programmi di sviluppo socioeconomico che hanno già dato i loro primi frutti. Infatti, alcune delle Repubbliche centroasiatiche vantano i primi posti nella Hit Parade della Transparency International. Nel gergo dell'Fsb russo tali programmi sono chiamati "programmi alla George Soros". Nei primi 9 mesi del 2007, secondo fonti ufficiali, l'Agenzia dell'antidroga del Tagikistan ha sequestrato 278 chili-81 grammi di eroina e 329 chili-210 grammi di oppio. 81 grammi?...quando fra poco si dovrà parlare di circa 1000 tonnellate. Alcune organizzazioni americane hanno aiutato economicamente la Guardia di Frontiera tagika per potersi sbarazzare dell'esercito russo che controllava severamente la frontiera tagika-afghana. Diverse organizzazioni internazionali e Ong, utilizzando i narcodollari riciclati, si limitano a donare una coperta e un sacco di farina al contadino che coltiva morte; affrontano il problema dell'oppio afghano cosi' come recentemente una Ong europea affrontava in Chad il problema del traffico di bambini. Gli aiuti umanitari sono distribuiti irrazionalmente perche' condizionati da dipendenti pubblici corrotti. I circa 9 miliardi di dollari stanziati per lottare contro l'oppio afghano, sono andati in fumo. Se nel 2005 i laboratori da campo per la raffinazione dell'eroina erano stimati essere 39 unità, nel 2007 hanno raggiunto le 258 unità. L'eroina viene impacchettata con confezioni colorate-ogni colore indica il paese di destinazione.

Ma allora, chi c'è dietro questo "business"? E' facile saperlo, ma impossibile scovarlo.In Internet ho trovato i seguenti commenti che consentono di aprire gli occhi al riguardo:
1) Since Noriega was removed in Panama by a USA invasion in 1991, drug trafficking through Panama is estimated to have doubled.
2) Since Aristide was restored as president of Haiti by a USA invasion in 1994, drug trafficking through Haiti is estimated to have tripled, and now accounts for 15% of all drugs that enter the USA.
3) Since the Taliban have been removed by the USA, Afghanistan has returned to be the main producer of drugs in the world.

L'Asia centrale è un mondo nel quale annegano mille curiosità. Tra le mille, voci di corridoio italiane fanno emergere lo stanziamento di ben oltre US$ 12 milioni della Difesa americana per la costruzione del ponte sul fiume Pianj che divide il Tagikistan dall'Afghanistan. Un ponte necessario a rafforzare l'economia dei due Paesi. I criteri di assegnazione dell'appalto sono stati indirizzati ad una impresa di costruzioni italiana che durante l'operazione "mani pulite", stando ai sospetti dell'allora Magistrato Antonio Di Pietro, poteva avere legami con Cosa nostra. La povera Repubblica tagika, con la sua debolissima economia legale, ha inoltre potuto sborsare quasi mezzo miliardo di dollari (O meglio: più di 650 milioni di USD) per la costruzione della nuova sede di lavoro del suo Presidente, che è stata appunto appaltata alla stessa società italiana che fu nel mirino di Antonio Di Pietro.

...un europarlamentare spiega: credo che le "problematiche" che impediscono ai contadini afghani di coltivare l'oppio legalmente sono tutte nella contrarietà politica dei governi occidentali.