Mi hanno espulso dalla Russia poche ore prima di depositare la mia testimonianza presso il Tribunale ove difendevo i miei interessi; nella Repubblica del Tajikistan mi hanno incarcerato cinque mesi soltanto perchè ho denunciato un crimine.
In entrambi i casi ha vinto la corruzione.
Dopo quasi trent'anni di emigrazione sono stato costretto a rimpatriare a causa di violazioni dei miei diritti commesse dallo Stato italiano. Le gravi conseguenze di tali violazioni non mi consentono di ritornare in quei Paesi ove ho lavorato e vissuto insieme al mio nucleo familiare negli ultimi vent'anni della mia emigrazione.
Lo Stato italiano, anzichè porre rimedio a tali gravissime violazioni, mi ha liquidato come un sacchetto della spazzatura affermando che quanto accaduto non è stato altro che uno sbaglio commesso in una-per me solo presunta-buona fede. Come se i Funzionari di Stato avessero il diritto di sbagliare o, come nel mio caso, di ignorare le leggi che regolano l'espletamento delle loro funzioni.
Credo pertanto di essermi guadagnato il sovrano diritto di farmi girare le scatole.
受賄 bestechungsgelder δωροδοκίες bustarelle இலஞ்சம் bribes կաշառք subornos 受賄 الرشاوى взятки mazzette ქრთამის
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to fight truly against tajik corruption not only is dangerous,but it is almost impossible,because pocketing the bribes is the easiest thing of the country |
After three weeks during which I was bursting in jail for having denounced a smuggling crime to the Tajik Customs, my small cell, almost like in a dream, got emptied; waiting for a special visitor. He arrived in the evening together with 3 and a half kilos of heroin. Enters and hands me the ritual question: «What for?».
Not knowing the man, and for not risking to let him know that I was there for having denounced a criminal like him, I cut short: «It's a fucking story, better not talk about it». He began to tell me that his clan would take contacts with the Prosecutor's Office headed by Kurbonali and soon they would have pulled him out. On this, knowing who really was Kurbonali, I had no doubts. The next morning he was already en route for Moscow for enjoying the weekend together with his family and some members of his clan. In his place came a boy of about 20 years, Aziz. Enters in the cell, removes the prosthesis from the leg, and begins to pray. After the prayer told me his story. When he was a child, playing in his village near the Afghan border, a mine caused him to lose a leg. He had economic problems, especially for buying a new prosthesis. The drug trafficker that Gospodin Kurbonali and his deputy Farruk have freed the previous evening promised him $1,000 in exchange for the prison. «I am disabled and within six months will return home», he told me. After five months that I would not wish even to the beasts, I got released; Aziz in the following month. With a new prosthesis.
«Прокурор всегда должен оставаться человеком. К каждому отдельному случаю необходимо подходить реально, нельзя судить из-за мелочи. Например, не привлекать к уголовной ответственности несовершеннолетних детей и женщин за малозначительные преступления, в этом случае целесообразней проводить профилактические мероприятия. Ну и, конечно, прокурор должен любить свою профессию, быть грамотным - это всё-таки серьёзная должность. Если в руках врача - жизнь человека, то в руках прокурора - его свобода, честь и достоинство».
Note: Aziz is not the real name
Quello che sto per scrivere lo porto dentro da troppo tempo. Avrei voluto renderlo pubblico anni fa, ma ogni volta che ero in procinto di farlo, il ricordo di alcuni pusillanimi, mi frenava. Adesso basta!
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Павел Бородин оказался прав но,
к сожалению, я был выслан из России
за несколько часов до судебного разбирательства. |
Chi si è comportato nei miei confronti arrogantemente e con codardia, tramite questo post, riceverà ciò che merita. Ce n'è per tutti: italiani, americani, russi, tajiki eccetera eccetera. Un vero e proprio boomerang che tornerà alle loro coscienze putrefatte. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la pubblicazione, sul sito web della Camera dei deputati, della seguente risposta fornita dal Governo ad una interrogazione presentata dalla Commissione Affari Esteri della Camera all'ex Ministro Massimo D'Alema:
La vicenda del signor Ivo Toniut è seguita da questo ministero dal 1999, allorché il connazionale, residente a Mosca, fu espulso dalla Russia per violazione delle norme sulla permanenza dei cittadini stranieri.Dal 2001 il Signor Toniut risiede a Dushanbè (Tagikistan). Il connazionale è stato arrestato nel 2003 con le accuse di frode fiscale, contrabbando e attività imprenditoriale illegale e sottoposto a carcerazione preventiva in attesa di essere processato. Rilasciato dopo un breve periodo di detenzione grazie anche all'intervento svolto dal Sottosegretario Boniver presso il Presidente Tagiko Rahmonov, il connazionale è stato condannato ad una pena pecuniaria. Non avendo il signor Toniut adempiuto al suo debito, le Autorità locali hanno proceduto a intimargli di lasciare il Paese. Nell'aprile 2006 i familiari del signor Toniut, contattati dall'Ambasciata a Tashkent (competente anche per il Tagikistan) e da questo ministero, hanno provveduto ad inviare la somma di 3000 dollari USA da utilizzare, come dagli stessi espressamente dichiarato, al solo scopo di appianare almeno in parte il citato debito. A seguito della reiterata richiesta da parte del connazionale di entrare in possesso di tale importo, si è provveduto a prendere contatto con i predetti familiari onde ottenerne il consenso al versamento del denaro direttamente al signor Toniut. Tale consenso è stato fatto pervenire dalla madre del connazionale solo recentemente e l'Ambasciata ha, quindi, disposto la consegna al connazionale. Nel contempo l'Ambasciata è più volte intervenuta presso le competenti Autorità tagike, su istruzioni di questo ministero, al fine di invocare per il signor Toniut un atto di clemenza, anche in considerazione dell'amnistia che in Tagikistan è concessa con scadenza annuale. Secondo quanto appreso dalla rappresentanza, i passi svolti hanno sortito un risultato positivo e il signor Toniut appare, pertanto, libero di lasciare il Paese. Il Viceministro degli Affari Esteri: Franco Danieli.
A prescindere dal fatto che tuttora non riesco a comprendere quali siano state le vere motivazioni per cui il Ministero degli Affari Esteri avrebbe dovuto "seguire" la mia vicenda per così tanti anni, tengo a sottolineare che non fui espulso dalla Russia per avere violato le norme di soggiorno, ma per impedire alla mia persona di depositare una testimonianza presso il Tribunale di Mosca. Infatti l'espulsione avvenne nelle ore precedenti all'udienza. Non certo per una banale coincidenza. Si trattava di una causa civile nella quale ero coinvolto come parte lesa. Prima dell'espulsione svolgevo attività lavorativa a Mosca presso una società (SSC Ltd. International Business Company) registrata nello Stato delle British Virgin Islands e gestita da un cittadino americano di cui evito di fare il nome in quanto mi verrebbe l'orticaria (Coloro che di mestiere fanno le ronde su internet, non avranno nessuna difficoltà a identificarlo e tantomeno, se lo desiderassero, a segnalarlo ai loro connazionali del fisco). Posso solo dire che costui era una persona influente nel settore immobiliare moscovita e che aveva eccellenti rapporti di affari con l'entourage dell'ex Sindaco di Mosca Yuri Luzhkov (recentemente mandato in esilio dalla Presidenza della Federazione Russa in quanto noto come uno degli uomini più corrotti della storia post sovietica). L'uomo di affari in questione, oltre ad essere stato docente di diritto presso un ateneo tedesco, può vantarsi di essere stato il "procacciatore" del primo investimento straniero nel settore immobiliare russo. Manco a farlo apposta, tale investimento, proveniva dall'Italia. Ma di questo parlerò più avanti, in un altro post. Ora vorrei soltanto mettere nero su bianco che quanto affermato da colui che Massimo D'Alema ha delegato a rispondere all'interrogazione (Viceministro Franco Danieli), laddove dichiara che "il connazionale fu espulso dalla Russia per violazione delle norme sulla permanenza dei cittadini stranieri", non corrisponde alla verità. Che invece è questa: il cittadino americano, applicando una fantascientifica "Force majeure" al mio contratto di lavoro che egli sottoscrisse in qualità di Presidente della società SSC, si rifiutò categoricamente di pagarmi circa 18mila dollari americani che io, nel rispetto delle leggi allora in vigore in Russia, avevo già dichiarato al fisco. Pertanto mi appellai al Tribunale civile di Mosca. Non l'avessi mai fatto. La polizia moscovita, o meglio, quella parte marcia della polizia moscovita che aveva relazioni con il "Krisho" del mio datore di lavoro (il Krisho è una organizzazione criminale a cui viene pagato il pizzo in cambio di protezione e favori come quello che qui di seguito vado a descrivere) entrò subito in azione e mi sequestrò il passaporto, impedendomi di prorogare il permesso di soggiorno e quindi facendomi apparire, presso il Giudice che esaminava la causa civile, come un clandestino a cui l'Ordinamento locale non avrebbe garantito la facoltà di difendere i propri interessi in tribunale. Il sequestro del passaporto fu illegale. L'illegalità è indicata nero su bianco in una lettera che la Procura russa inviò anche all'Ambasciata d'Italia a Mosca. E allora, come si permette l'On. Danieli di sbattermi sul sito di un parlamento dipinto come un balordo che viola le norme di soggiorno di un Paese nel quale vivevo e smazzavo 15 ore al giorno sin dal 1986? Perchè l'On. D'Alema o coloro che alla Farnesina hanno raccolto le scartoffie su cui formulare la risposta, si sono dimenticati di ciò? Oppure la lettera della Procura russa non era un documento da mettere agli Atti? O non faceva comodo a qualcuno? Morale della favola, la polizia si tenne illegalmente il mio passaporto per 4 mesi; poche ore prima del processo fui ammanettato e imbarcato su un aereo diretto a Fiumicino senza nemmeno aver potuto salutare mia figlia, che allora aveva appena compiuto 5 anni. E con il divieto di soggiorno in tutti gli Stati membri della CSI (Comunità Stati Indipendenti). Senza contare che il passaporto mi fu restituito, non per l'intervento che i nostri diplomatici avrebbero dovuto svolgere sia presso i loro colleghi dell'Ambasciata USA a Mosca che il MAE russo, ma grazie a due lettere sottoscritte rispettivamente dall'ex Tesoriere del Cremlino Pavel Borodin (La Tesoreria del Cremlino era il Committente del progetto presso il quale lavoravo per conto della SSC Ltd.) e da un Deputato della Duma (Camera bassa del Parlamento russo), entrambe recapitate sulla scrivania del Procuratore Capo della Federazione Russa. Dov'era l'Ambasciata d'Italia quando quei criminali che proteggevano il loro pupillo dell'Immobiliare mi minacciavano a tal punto da costringermi a cambiare abitazione? Perchè non sono intervenuti pur essendo stati ufficialmente informati dell'illegalità del sequestro del passaporto? Avrei anche una serie di domande da porgere alle Autorità russe: che fine ha fatto la mia dichiarazione dei redditi relativa al periodo in cui lavoravo per la SSC? Qualcuno si è mai chiesto perchè tale dichiarazione è sparita o perchè l'Agenzia delle Entrate russa ha optato per il mio non pagamento delle tasse? Inoltre: il biglietto (SU584 MOSCOW-SVO/ROME-FCO ticket 24130635863 issued 17/NOV/99: AEROFLOT Korovy Val,7 Moscow - domanda N° 56) con il quale fui imbarcato in manette sul volo Aeroflot non risulta essere stato pagato con fondi pubblici. Qualcuno si è mai chiesto chi lo ha pagato? Sicuramente non è stato comprato con i soldi di quei 2 o 3 miserabili puzzoni che mi presero il passaporto, i quali, citando le parole dell'ex Console italiano a Mosca Dott. Di Benedetto: si sarebbero fatti corrompere dal cittadino americano per pochi dollari. Grazie al forte interessamento prestato alla vicenda da parte della Farnesina (tra l'altro sottolineato nella risposta con un bel "La vicenda del signor Ivo Toniut è seguita da questo ministero"), atterrai a Fiumicino senza nemmeno un gettone per telefonare a mia moglie e a mia figlia che ancora non sapevano che la notte non sarei rientrato a casa. Rimasi circa 10 giorni in Italia, Paese che lasciai all'età di 17 anni in quanto mi faceva letteralmente schifo. Mi trasferii quindi in un Paese dell’est -poi divenuto membro UE- ove, oltre a continuare a svolgere la mia professione, rispolverai la passione per la fotografia tramite la quale riuscii ad introdurmi nel mondo del giornalismo. Dovevo in qualche modo risolvere la situazione creatasi. Niente di meglio che essere un giornalista per far conoscere la mia vicenda a chi aveva il potere di risolverla. In Russia ho investito una grossa fetta della mia vita per poter ingoiare come un formaggino l’azione di quel pusillanime d’oltreoceano o dei suoi compari del Municipio di Mosca. Cominciai ad informarmi presso tutti i consolati dell’ex Unione Sovietica circa la mia possibilità o meno di viaggiare sul loro territorio. Incredibile: il mio soggiorno non era permesso da nessuna parte. La Procura Generale della Bielorussa inviò addirittura una lettera all'Ambasciata d’Italia a Minsk con la quale si informava che il mio nominativo era inserito nella lista delle persone il cui soggiorno in quel Paese era Non Gradito. Una cosa allucinante se si considera che anche il Decreto di espulsione era illegale. Infatti lo stesso riporta la firma di un PM anche se l’ordinamento russo non conferisce alla Procura la facoltà di espellere cittadini stranieri. Nonostante la grave svista giudiziaria-non degna nemmeno di un magistrato del Sudan-il PM in questione è arrivato a ricoprire la posizione n. 2 nella Procura Generale della Federazione Russa. Un bel giorno, grazie ad alcune conoscenze nel settore giornalistico, organizzai una conferenza stampa (La Mafia Russa) che ebbe un seguito abbastanza interessante per la risoluzione del caso. Infatti fu usata per l’apertura del TG Nazionale con un collegamento in diretta con l’inviato che, armato di telecamera, si era piazzato davanti al cancello dell’Ambasciata Russa. Il giorno seguente tutti i quotidiani riportavano la notizia sulla prima o la seconda pagina accompagnata dalla foto dell’ex Sindaco di Mosca abbellita dalla coppola che portava sul capoccione. Insomma, chi voleva capire capì. In quella occasione, dall'Ambasciata d’Italia a Mosca, mi dissero “Non si risolvono i problemi sollevando i polveroni (!), ci vuole tatto…”. Con tutta probabilità, il Sindaco, tramite i suoi scagnozzi, protestò presso la nostra Ambasciata quanto da me dichiarato nella conferenza stampa. L’unico che non si scompose fu il business-man americano. Non feci mai il suo nome ai giornalisti in quanto, oltre ad essere stronzo, è un avvocato che sa usare molto bene la giurisprudenza per coprire i propri peccati. Pochi giorni dopo mi sono concesso il dessert: apprendo dai giornali che il Tesoriere del Cremlino viene arrestato a New York su mandato internazionale emesso dall'ex Procuratore della Svizzera Carla Del Ponte. Il Tesoriere, oltre ad essersi opposto alla mia espulsione, era anche rivale politico del Sindaco Luzhkov. Inoltre, anche l’Ente da lui guidato vantava delle pretese economiche nei confronti di una delle società che in qualche modo erano collegate alle attività in Russia dell’uomo d’affari americano. Pochi giorni dopo il suo arresto, approfittando di…Forse è meglio lasciar perdere e ritornare alle bugie con le quali il Governo ha imbrattato il sito della Camera, altrimenti questo post non finisce più. Dicevo che dopo la conferenza stampa qualcosa cambiò in meglio: quasi tutti i Paesi interessati dal provvedimento d'espulsione capirono che le cose stavano come le ho qui sopra descritte, ossia che io non violai nessuna norma e che fui espulso soltanto per proteggere dal fisco americano la società per cui ho avuto la sfiga di lavorare. Cosa poteva fregargliene a quello là di farmi espellere o farmi ammazzare, innanzi alla prospettiva di passare il resto della vita dietro le sbarre? Eh sì, negli States non si scherza con il fisco. Là questi grattacapi non si risolvono con le mazzette. Quelli andrebbero a scavare pure nella vita di Matusalemme se ciò consentisse loro di mettere nelle casse dello Stato anche un solo centesimo. Lo hanno capito tutti tranne gli italiani. O forse hanno fatto solo finta. Basti pensare che nell'edilizia moscovita, quando Luzhkov tirava le redini, le porte erano aperte a tutti. Gli versavi all'estero il 10% dell'importo contrattuale e via, costruisci quello che vuoi. Altro che la monotonia delle nostre gare d'appalto. In quell'ambiente svolazzavano senza intralci talmente tanti soldi che anche i costruttori stangati dal Pool di Mani pulite sono riusciti a ricominciarvi una nuova vita... (Di questo avrò occasione di parlarne più avanti). Circa l'espulsione potrei produrre un libro nel quale non scriverei mai che "La vicenda del signor Ivo Toniut è seguita da questo ministero dal 1999, allorché il connazionale, residente a Mosca, fu espulso dalla Russia per violazione delle norme sulla permanenza dei cittadini stranieri". Capisco che il tatto di un Viceministro degli Esteri non consente di scrivere che "Il cittadino italiano è stato espulso dalla Russia per salvare il culo ad un evasore fiscale che ha corrotto quattro miserabili pezzi di merda", però a tutto c'è un limite. Alla Farnesina dovrebbero soprattutto capire che, ogni volta che un potenziale datore di lavoro cerca informazioni sul mio conto, si trova sotto gli occhi quanto falsamente dichiarato dall'On. Danieli. Quale azienda italiana ti assumerebbe all'estero se ogni volta che cerca informazioni sul tuo conto viene a sapere dal sito della Camera che non rispetti le leggi dei Paesi in cui lavori? Il Dott. Danieli, e tutti coloro che hanno contribuito a produrre tale risposta(ccia), erano in possesso di documentazione ufficiale che consentiva loro di affermare che "Il cittadino italiano Ivo Toniut è stato espulso dalla Federazione Russa in quanto l'illegale sequestro del suo passaporto per il periodo di 4 mesi non gli ha consentito di prorogare il suo permesso di soggiorno nel Paese". Punto e basta. Anzi, avrebbero anche potuto evitare questo preambolo con il quale hanno soltanto dimostrato di non conoscere la realtà o, più probabile, di far finta di non conoscerla. Lasciamo perdere e torniamo al provvedimento di espulsione. Dicevo che grazie alla conferenza stampa sono riuscito a persuadere quasi tutti che il provvedimento di espulsione fu opera di corrotti e corruttori, e con non aveva alcuna relazione con quello che il Viceministro Danieli ha chiamato "violazione delle norme sulla permanenza dei cittadini stranieri". Per la risoluzione completa del problema restava la cancellazione del mio nominativo dalle liste nere dei Consolati interessati. A tale riguardo approfittai del gentile interessamento al mio caso da parte del noto giornalista russo Sergey Dorenko che allora collaborava con una importante televisione moscovita. Mi invitò a partecipare al suo programma con una diretta dal Paese dell'est in cui soggiornavo dopo l'espulsione. Nel programma fu ricordato a chi di dovere che la barbara espulsione arrecò danni indelebili a mia figlia, una bambina che fu privata dell'affetto di un genitore all'età di 5 anni soltanto per soddisfare i bisogni di un corruttore bastardo e di alcuni caproni che con la divisa non sapevano far altro che mettersi in tasca le mazzette. Inoltre mi tolsi lo sfizio di ricordare un concreto fatto di corruzione nel quale un cittadino americano (di cui non feci il nome) pagò una tangente di 40mila dollari ad uno dei Prefetti del Governo della Città di Mosca. Pur non facendo il nome del Prefetto, il mio messaggio arrivò a destinazione. Infatti pochi giorni dopo ricevetti la seguente email da una Televisione moscovita il cui editore era proprio il Governo di Mosca guidato da Luzhkov:
“Уважаемый Господин Тониут! C удовoльствием сообщaю Вам, что в нaстoящий мoмент Bы мoжете беспpeпятственнo пpиеxaть в Российскую Федерацию или любую дpугую страну СНГ для решения Baшиx пpoблем и встpеч с родствeнникaми, oбpaтившись в консульскоe учрeждение Poссии или любoй дpугoй страны СНГ, нaxoдящеeся нa тeрритoрии Италии. Bизу Bы мoжете пoлучить пo пpиглaшeнию любoгo физического или юридического лица.”
Per chi non conoscesse la lingua russa, il messaggio, in breve, dice che "Abbiamo il piacere di informarLa che adesso potrà ritornare senza alcun problema in Russia o in ogni altro Stato della CSI per incontrare i Suoi familiari..." Onde permettere to whom it may concern di capire la realtà moscovita di quei tempi, qui di seguito pubblico una denuncia inoltrata al Procuratore Capo della Federazione Russa, tramite la quale, un investitore statunitense, lamentò di non poter sviluppare il proprio progetto a Mosca a causa della corruzione. Nella denuncia, oltre ad accusare l'entourage del Sindaco Luzhkov, l'investitore sottolinea la complicità dei 3 Kulikov (famigerati ufficiali della milizia moscovita il cui cognome è appunto Kulikov). Uno dei 3 Kulikov fu anche una delle tre persone che firmarono il mio decreto di espulsione. Non è del tutto marginale ricordare che uno dei 3 Kulikov-subito dopo che io denunciai la SSC-mise la propria firma e il timbro del Ministero dell'Interno su un foglio bianco non datato, sul quale, poche ore prima del processo, l'ispettore di polizia Kryukov della Stazione ОВИР ГУВД Paveletskaya, stilò il suo verbale nella maniera più apprezzata da chi gli mise in tasca qualche dollaro per sequestrarmi illegalmente il passaporto.
Генеральному прокурору РФ Скуратову Ю.И.от гражданина USA Paul T.
В 1990 году возглавляемая мной фирма вошла соучредителем компании «OMISSIS», которая стала соучредителем СП «OMISSIS», в состав которого вошла гостиница «OMISSIS». С российской стороны участвовали Госкоминтурист, а впоследствии – правительство г. Москвы. 80 процентов пакета акций из 50 процентов, принадлежащих американской стороне, принадлежат контролируемой мной компании. В тот период генеральным директором СП был избран гр-н Америки, и предприятие функционировало нормально. В январе 1995 года у американской стороны возникли проблемы в связи с тем, что ее генеральный директор не получил визу в Россию и исполняющим обязанности генерального директора был назначен -OMISSIS/1-, имевший связи в правительстве Москвы и инициировавший свое назначение на должность. Несмотря на неоднократные заявления в различные государственные инстанции о нарушении закона российской стороной, никакого решения до настоящего момента не было принято. Американская сторона понесла значительный ущерб. В конце февраля 1996 года мой знакомый по имени X представил мне -OMISSIS/2-, который в разговоре сообщил, что хорошо знает Орджоникидзе, и пообещал оказать содействие в решении проблем, возникших у фирмы по гостинице «OMISSIS». В начале марта состоялась очередная встреча с -OMISSIS/2-, на которой он сообщил мне условия, при выполнении которых наша фирма получала возможность назначить своего генерального директора и практически решить все проблемы по гостинице «OMISSIS». Со слов -OMISSIS/2-, правительство Москвы, в лице Орджоникидзе, обещает предоставить письмо, в котором ходатайствует перед мэром об избрании генеральным директором совместного предприятия представителя американской стороны. Со своей стороны, со слов -OMISSIS/2-, я должен перечислить 1 миллион долларов на счет вновь создаваемого «D.k.», который возглавит -OMISSIS/2-. Якобы, по данным -OMISSIS/2-,впоследствии, фактически на условиях попечительства, клубом будет руководить правительство Москвы, при этом поддержку будут оказывать различные руководители правоохранительных структур, включая трех Куликовых. -OMISSIS/2- пояснил, что 1 миллион долларов, перечисленный на счет клуба, будет передан И.Н. Орджоникидзе. Из указанной суммы 500 тысяч долларов останутся в распоряжении Орджоникидзе, а 500 тысяч будут переданы -OMISSIS/1-, который якобы, со слов -OMISSIS/2-, ранее передавал деньги в правительство Москвы, и указанная сумма пойдет в погашение его расходов, т.е. практически это отступные правительства Москвы -OMISSIS/1-. При выполнении указанных условий с моей стороны американская фирма восстанавливала свои юридические права. -OMISSIS/2- пояснил, что его личная заинтересованность состоит в возможности зарабатывать деньги, владея «D.k.». Учитывая изложенное, прошу Вас принять меры, которые позволят оградить меня от вымогательства взятки, с одной стороны, и вступить в юридические права по распоряжению СП «OMISSIS», с другой стороны. В настоящее время, без передачи взятки, указанный вопрос не решается. (15 04 1996)
L'uomo d'affari americano, dopo la denuncia, davanti a molti testimoni, fu assassinato in un sottopassaggio pedonale del centro di Mosca.
Andiamo oltre: nella risposta si dichiara che "Dal 2001 il Signor Toniut risiede a Dushanbè (Tagikistan)". Ciò non ha molta importanza ai fini del mio sputtanamento (Fanculo la Privacy e il diritto all'oblio!), tuttavia gradirei fare alcune osservazioni. Niente di grave, in Italia è normale amministrazione. E nemmeno nulla contro il Viceministro Danieli che non fece altro che apporre la propria firma su quanto messogli sulla scrivania dagli impiegati dell'Ufficio IV° della Farnesina. Del resto come fanno tutti i Ministri e Viceministri che rispondono alle interrogazioni parlamentari. Quest'ultime fanno parte del nostro teatro politico. Basta andare sul sito della Camera per rendersi conto che la maggior parte di esse, insieme alle risposte, equivalgono più o meno ad una grossa perdita di tempo e spreco di denaro pubblico. Sta di fatto che dopo l'espulsione, il Console italiano a Mosca, mi disse che avrebbe mantenuto la mia iscrizione anagrafica presso la sua Circoscrizione sino alla risoluzione del problema espulsione. Un provvedimento, secondo le sue parole, di carattere prettamente umano poiché in Russia risiedeva il mio nucleo familiare. Quanto molto cortesemente garantitomi dal Console Di Benedetto, fu confermato in seguito da una Dichiarazione scritta dell'Ambasciata d'Italia nel Paese dell'est ove mi trasferii dopo l'espulsione. Con la stessa si affermava che "Ivo Toniut, dopo gli accertamenti svolti da questa Ambasciata, risulta essere residente a Mosca". Quando mi trovavo in Tajikistan, invece, l'Ambasciatore d'Italia mi inviò una lettera chiedendomi di informare il Suo Ufficio consolare presso quale anagrafe io fossi iscritto(?!). La Farnesina non sapeva dove io ero residente. Lo Stato italiano non sapeva dove risiedeva un suo cittadino. Questa è la realtà. Quando il Viceministro Danieli firmò quella risposta, io risultavo iscritto anagraficamente presso la circoscrizione consolare di Tashkent (Uzbekistan) in quanto, in barba a quanto garantitomi dal Console Di Benedetto e poi confermato dalla dichiarazione sopra citata, le Autorità italiane, nel 2006, mi hanno cancellato di ufficio dall'Anagrafe degli italiani residenti a Mosca. Fin qui niente di strano. La cosa che più preoccupa è il fatto che da quella circoscrizione anagrafica la mia persona fu cancellata d'ufficio nel 2006 con validità retroattiva(!) di circa 7 anni. Come è possibile?
Andiamo oltre: nella risposta si dichiara che "Il connazionale è stato arrestato nel 2003 con le accuse di frode fiscale, contrabbando e attività imprenditoriale illegale e sottoposto a carcerazione preventiva in attesa di essere processato. Rilasciato dopo un breve periodo di detenzione..." Sì, fui arrestato, ma come giustamente riportato nell'interrogazione presentata dall'On Dario Rivolta, non per la sfilza di reati elegantemente vomitati nella risposta, bensì per aver denunciato un importante contrabbando. La denuncia, per motivi che spiegherò più avanti, fu inoltrata al Ministero della Sicurezza tajiko (ex Kgb sovietico e recentemente rinominato Kgb della Repubblica del Tajikistan), il quale, con la mia collaborazione ad esso prestata in accordo anche con quanto previsto dal suo Statuto, svolse accurate indagini mirate a sgominare una organizzazione criminale che annoverava tra i suoi affiliati rappresentanti della Dogana, della Procura che poi sanzionò il mio arresto, e di altre importanti figure istituzionali di quel Paese. La mia detenzione non fu breve come buttato lì dal Viceministro Danieli, ma si prolungò circa 5 mesi durante i quali ero costretto a convivere in una cella minuscola con tre, quattro, a volte cinque detenuti, alcuni dei quali affetti da tubercolosi o condannati a morte. Dovevo fare i miei bisogni insieme agli altri in un secchiello di plastica senza coperchio che a turno andava svuotato di prima mattina durante quei 2 o 3 minuti che quei caproni di carcerieri osavano chiamare "ora d'aria". Avendo avuto la sfortuna di essere l'unico occidentale in assoluto che ha provato il carcere tajiko, approfitterò di questo post per far conoscere agli eventuali interessati quello che nessuno-OSCE inclusa-è mai riuscito a vedere. Una delle cause principali del mio arresto è comunque da attribuirsi ad una segnalazione dell'Ambasciata d... A tale segnalazione, essendo il perno della mia indignazione, mi dedicherò prolissamente più avanti (è comunque disponibile una sintesi su Padron segnala e somarelli trottano).
Ora, scusandomi per il linguaggio, gradirei spalare una montagna di merda sulle condizioni carcerarie della democratica Repubblica del Tajikistan:
Ivo R.Toniut